lunedì 20 aprile 2009

GEOGRAFIA: Il Welfare State scandinavo. L'esempio finlandese


La Finlandia, che occupa una superficie territoriale tre volte più grande dell'Italia, con una popolazione di poco superiore ai cinque milioni, si è collocata negli ultimi anni ai primissimi posti tra le più ricche economie del pianeta. Al secondo posto lo scorso anno, davanti agli Stati Uniti sesti e all'Italia quarantaseiesima.
Nel paese c’è un alto tasso di uguaglianza sociale, ovvero una distanza ridotta tra i redditi dei più ricchi e quelli dei più poveri:se negli Stati Uniti il rapporto sperequativo è di 1 a 10, cioè che il reddito più basso deve essere moltiplicato per dieci per raggiungere quello del più ricco, in Finlandia è di 1 a 3.
Nel Paese baltico tuttora sanità e istruzione sono garantiti a tutti i residenti in maniera gratuita. Dagli asili nido, sino alle ben organizzate università (20 istituti), lo stato non solo offre gratuitamente l'accesso e la frequenza scolastica, ma interviene anche con sovvenzioni e case in affitto agli studenti che peraltro percepiscono un'indennità economica (un assegno) di studio. Questo fa della Finlandia il paese con il più alto tasso di scolarizzazione.
Il sistema del Welfare State (cioè degli aiuti alla popolazione più debole) è estremamente avanzato. La Finlandia ha informatizzato quasi tutto il sistema dei servizi sociali. Tra gli esempi concreti: l'infrazione stradale che viene sanzionata sulla base del reddito percepito (cioè a parità di infrazione paghi di più se hai un reddito più alto); esiste un progetto, chiamato Macro Pilot, che permetterà ad anziani ed invalidi di poter accedere ai servizi sociali allo stesso modo degli adulti che godono di buona salute. Con il permesso del paziente si potranno immagazzinare in un database tutti i dati sanitari di un paziente così da renderli accessibili a medici e farmacisti di tutta la Finlandia, facilitando le decisioni mediche. Inoltre con l'ausilio delle tecnologie sarà possibile monitorare la salute del paziente 24 ore al giorno direttamente da casa sua.
Quella finlandese è una società ad altissimo sviluppo tecnologico: la Finlandia è la patria dell' open source, cioè di quei progetti che in ambito software vengono sviluppati da appassionati programmatori che rendono il codice delle loro invenzione disponibile gratuitamente in rete, in modo che con la collaborazione libera e spontanea di altri sviluppatori si possa raggiungere una perfezione di software maggiore di quanto un singolo gruppo potrebbe ottenere. E' così che dall'idea di uno studente dell'università di Helsinki (Linus Torvalds) è nato nel 1991 il sistema operativo Linux, gratuito e antagonista a Windows che Microsoft si fa pagare profumatamente. Linux come progetto open source continua ancora oggi ad essere in costante evoluzione.
In Finlandia una persona su due gode dell'accesso ad internet. Questa penetrazione informatica che risale oramai a quasi vent'anni fa, quando proprio ad Helsinki nacque il primo Internet Service Provider (società che offre ai suoi clienti un servizio di accesso a internet) commerciale del mondo. Per far comprendere meglio lo sviluppo tecnologico di questo Paese basti anche semplicemente pensare alla diffusione della telefonia mobile tra il 1982 e il 1983 grazie al gestore locale Radiolinja (in Italia si ebbe l'inaugurazione della prima rete mobile solamente nel 1990 con un ritardato di almeno quindici anni).

Tornado al welfare finlandese, non bisogna dimenticare le politiche per il lavoro. In Finlandia si parla di "flexsecurity" cioè di flessibilità del lavoro (facilità per i datori di lavoro di licenziare = flessibilità) ma anche sicurezza (protezione per chi perde il lavoro). In Finlandia infatti, vi sono le stesse forme di lavoro flessibili che abbiamo in Italia. Ciò che invece è diverso sono quelle forme di garanzia come la formazione professionale, gli istituti di collocamento e i cospicui assegni di disoccupazione. Se il lavoratore finlandese, alla scadenza del contratto, perde il suo lavoro, potrà godere di corsi gratuiti di formazione e al contempo attendere la chiamata di un ufficio di collocamento per una nuova opportunità di lavoro. Il tutto mentre percepisce un sussidio mensile di sostegno molto più alto e prolungato di quello che percepiscono i lavoratori italiani. I tassi di disoccupazione sono simili a quelli italiani(7,8%), ma la spesa per la protezione sociale è del 26,9% in Finlandia e del 17% in Italia.


La scuola in Finlandia

.

.

Secondo i dati dello studio Pisa (Programme for international study assessment), condotto su 400mila 15enni di 57 Paesi, i ragazzi finlandesi sono i meglio preparati in lingua, matematica e scienze. Gli italiani decisamente meno: uno su quattro non capisce ciò che legge e uno su due manca delle nozioni di base in matematica. Quali sono i segreti della scuola finlandese?

In Finlandia la nozione di insuccesso scolastico quasi non esiste. La percentuale di giovani in uscita dal sistema formativo senza alcun diploma si ferma allo 0,3%, contro il pesante 20% che, ad esempio, deve subire il Canada. L’attenzione verso gli studenti in difficoltà è massima, in tutte le scuole operano gruppi di docenti senza un orario d’insegnamento prestabilito, che hanno come unico compito quello di prendere in carico dopo le ore di lezione gli allievi che mostrano difficoltà di apprendimento.

I professori, dal canto loro, possono contare su aiuti e supporti di vario genere, come quello di poter conferire tre volte a settimana con gli psicologi della scuola per chiedere dritte e consigli su come relazionarsi con i ragazzi più problematici. Tutto il materiale scolastico, dalla gomma al libro di testo, è consegnato gratuitamente agli alunni, dalla prima classe delle elementari all’ultima del liceo.

La scuola privata, di fatto, non esiste. Su circa quattromila istituti scolastici, soltanto una sessantina sono privati, ma sono finanziati al 100% dallo stato e obbligati a seguire gli stessi programmi delle scuole pubbliche. Vengono denominati “privati” perché hanno il diritto di scegliere i propri alunni sulla base delle proprie convinzioni religiose o della comunità linguistica di appartenenza (essenzialmente scuole musulmane, ebraiche o francofone).

Infine – ma a questo punto la notizia apparirà normale – in Finlandia la professione docente gode di grande prestigio sociale e sono numerosissimi i giovani laureati che decidono di dedicarsi all’insegnamento.

Sicuramente il basso numero di abitanti della Finlandia facilita molto l'organizzazione di questa nazione, ma è anche vero che tale efficiente sistema di istruzione esiste proprio perchè la Finlandia è consapevole di essere un paese piccolo e povero di risorse, per questo ha deciso di puntare su quelle umane.

Il sistema scolastico finlandese è una inequivocabile espressione di civiltà, a cominciare dall'attenzione verso gli alunni in difficoltà e dal divieto di divulgare i risultati scolastici. In Finlandia è considerata un diritto di tutti, non si basa sulla selezione dei forti e sull'eliminazione dei deboli come avviene in Corea.

Pur senza stimolare la concorrenza tra scuole - come se queste fossero imprese - questo paese vanta studenti preparati, un tasso di alfabetizzazione tra i più alti al mondo e una dispersione scolastica (alunni che abbandonano la scuola prima della fine dell’obbligo) quasi inesistente. Non a caso la Lisbon Review del 2004 ha valutato la Finlandia come il paese più economicamente competitivo d’Europa. Altro dato: la Finlandia ha la proporzione più alta tra forza lavoro e ricercatori scientifici, impiegati sia nel settore pubblico che in quello privato. Il governo finlandese sa che l'investimento nella scuola, alla lunga, paga.

domenica 19 aprile 2009

il diario della 2° C

Dal 6 aprile al 17 aprile

6_04_2009, lunedì
All'ultima ora,la prof Molteni si è assentata, e in sua supplenza è venuto il prof. più stimato e adorato da tutti gli alunni, il prof Ercolano.Quando è entrato in classe ha ricevuto gli applausi da tutti gli alunni, e D.C. per dimostrare tutto il suo affetto, gli si è lanciato in braccio con l'intenzione di dargli un bacio!!Poi tutta la classe è uscita fuori, e ci siamo divertiti tantissimo!!

7_04_2009, martedì
5° ora, è venuta in supplenza la prof. Messina per l'assenza della prof. Conti.Durante una discussione in classe, l'alunno F.B. passa un quaderno a una sua compagna,ma...sfortunatamente finisce in testa a G.D..Povera G.D.!

8_04_2009, mercoledì
Ultimo giorno di scuola prima delle vacanze di Pasqua.Giornata normale finchè, alle 16.30 suona la campanella e tutti contenti gridano:"Eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee...!!!"

15_04_2009, mercoledì
Ritorno a scuola dalle vacanze di Pasqua. Alla prima ora era assente il Don Matteo e in supplenza è venuta la prof. Benone con cui abbiamo fatto lezione sul teatro e sui personaggi teatali più importanti.Tutto il giorno normale. Alle ultime due ore la prof. Messina ha deciso di tagliare, solo dieci minuti prima del suono della campana, la colomba che l'alunna L.L. ha portato. Ma l'alunno N.C., contrario alla scelta della prof, tutto il tempo durante la lezione diceva:"Prof. ci apre la colomba?! Prof. ho fameeeeeeee, prof. la pregoooo!!". Ma N.C. non convinse per nulla la prof. che dieci minuti prima del suono della campanella ha tagliato la Colomba e N.C. di quel momento fu molto contento!!

16_04_2009
Giornata qualunque.

17_04_2009, venerdì
Alla prima ora con il prof. Pelà abbiamo suonato il flauto, ma, prima di fare questo, lui ci ha suonato il liuto, uno strumento a corde del 1600...ascoltare tutta quella musica tranquilla, per tutta la classe è stato molto rilassante.
5° ora con il prof. Galati. Dato che l'alunno D.C. dondola sempre sulla sedia, rischiando di cadere, il prof. Galati in modo scherzoso gli ha sempre fatto notare che potrebbe farsi male e la colpa potrebbe andare proprio al prof.; ma D.C. niente da fare. Per risolvere il caso, il prof. in quelle due ore ha deciso di appoggiarsi sullo schienale della sedia dell'alunno, per impedirgli di dondolare...ma per tutta la 5° ora .C. continuò lo stesso.

Biografi: E.S., S.P.

sabato 18 aprile 2009

GEO-TECNICA. Viaggio in Austria di L.A.

Finalmente è arrivato il 23 dicembre! È tantissimo che aspetto questo giorno! Ho le valigie pronte già da una settimana; ho messo dentro di tutto! C’è, oltre ai soliti vestiti, la mia tuta da sci preferita, quella rosa, perfetta per quelle piste; un fantastico abito da sera nero da usare per il concerto e la mia inseparabile macchina fotografica!!! Ovviamente ci sono anche i miei sci e il mio inseparabile portafortuna: un orsetto di peluche di nome Tito che ho da quando ero piccola! Questa vacanza sarà indimenticabile!! Io e la mia amica Chiara abbiamo già deciso l’itinerario da fare: la prima tappa sarà Innsbruck con i suoi mercatini; poi andremo a Kitzbumel a sciare; la terza tappa sarà Salisburgo, con la visita ella casa di Mozart e al Duomo; passeremo anche da Graz per visitare il suo centro storico protetto dall’Unesco; l’ultima tappa sarà la capitale dove concluderemo con il fantastico concerto di capodanno a Vienna. Il nostro treno partirà il 23 dicembre alle 8 di mattina e torneremo alla sera del 3 gennaio.

1° tappa: VIENNA
1 gennaio
Questa mattina io e la mia amica Chiara ci siamo alzate molto presto, eravamo emozionatissime perché dovevamo andare a vedere il bellissimo concerto di capodanno di Vienna. Alle 9 eravamo già in strada. Arrivammo lì molto presto, eravamo tra le prime. Allora ci sedemmo al nostro posto. Io chiesi a Chiara se sapeva come era strutturato il concerto, lei non fece in tempo a rispondere perché il signore di fianco a noi ci senti e ci diede la risposta. Adesso so che è diviso in due parti: la prima parte si basa su musiche degli Strauß e, tradizionalmente, viene concluso con l'esecuzione di due brani fuori programma: An der schönen blauen Donau (Sul bel Danubio blu) e la Radetzky-Marsch (Marcia di Radetzky); la seconda parte è uno spettacolo di danza eseguito dai ballerini dell’Opera di Stato che però li possono vedere solo quelli che seguono il programma da casa. In questa sala, la Musikverein, ci sono molti fiori e tutti provengono da Sanremo. Il concerto è stato bellissimo!!!! Alla fine, nell’ultimo brano, ci siamo messi tutti a battere le mani!!
.


.

Quando siamo usciti io stavo morendo di fame, allora ci siamo recate al primo ristorante che abbiamo trovato. Appena entrate i camerieri ci hanno accolte benissimo, ci hanno dato un tavolo al centro della sala. Hanno consigliato alcuni piatti: la Wiener Schnitzel, una cotoletta di vitello impanata e fritta, e il Kaiserschmarren, una frittata dolce sminuzzata. Io scelsi la carne, invece Chiara prese la frittata. La mia aveva un sapore buonissimo, un po’ somigliante alla cotoletta di Milano. Ovviamente assaggiai anche la frittata di Chiara. Era buona ma molto strana, era condita di frutta!! Io non lo sapevo così quando la mangiai mi andò di traverso e dovetti bere due bicchieri di acqua per riprendermi!!! Di dolce prendemmo tutte e due la Sachertorte, una torta di cioccolato con marmellata di albicocche. Era buonissima!! Aveva un sapore indescrivibile!!

.


.

Finito di mangiare non sapevamo cosa fare, così Chiara propose di andare al Prater. Il Prater è il parco dei divertimenti di Vienna, è situato vicino al Danubio e la sua attrazione più famosa è la ruota panoramica. Io avevo un po’ di paura a salire, ma Chiara con il suo entusiasmo mi convinse. Quando fui in cima mi accorsi quanto fosse bella la vista da lassù. Era stupendo!! Si vedeva tutta la città!! Quando scendemmo ci recammo nei grandi spazi verdi del Prater e rimanemmo lì per tutto il pomeriggio.

.


.

Alla sera eravamo molto stanche così andammo a letto presto, anche perché le cose da vedere a Vienna non erano finite!




2 gennaio
Anche oggi ci svegliammo presto. Il nostro itinerario prevedeva la chiesa di S. Stefano, la Rathaus (il municipio) e il museo di storia dell’arte. Iniziammo con la Rathaus. È il municipio della città, è un’architettura neogotica. Ho scoperto anche che venne progettato da Friedrich von Schmidt e costruito tra il 1872 ed il 1883. Dietro le arcate gotiche si intravede, seminascosto, il vetro delle finestre. La costruzione è sormontata dalla torre centrale con i suoi 105 metri. Sulla torre si trova la statua del Rathausmann (uomo del municipio). Il municipio è, inoltre, circondato da sette giardini.

.


.

Dopo la visita al municipio ci recammo alla chiesa di S. Stefano, la cattedrale di Vienna. Le fondamenta dell'edificio risalgono al 1147. Una seconda più grande struttura fu edificata nel XIII secolo, e di essa rimangono il Portale dei Giganti e le Torri dei Pagani. Ulteriori modifiche vennero effettuate dagli Asburgo, tra cui la costruzione della torre settentrionale. La facciata dell'ingresso principale è costituita dal Portale del gigante e dalle due torri gemelle. Sul lato sinistro c’è la Porta dei Cantori.

..

Dopo queste visite ci recammo un ristorante. Io ordinai il Tafelspitz, un gustoso pezzo di manzo bollito nel brodo, chiara invece scelse il Gulasch, una specialità ungherese, che consiste in uno stufato di carne cotta con lardo, farina, cipolle, carote, patate e paprica. Io non ebbi il coraggio di assaggiarlo!! Era troppo forte per i miei gusti! Finito il pasto ci recammo al museo di storia dell’arte. Venne aperto nel 1891. All’interno tutto è decorato di marmo. Una delle più importanti opere del museo è la Saliera di Benvenuto Cellini. Però quella che mi è piaciuta di più è l’incoronazione di spine di Caravaggio.
.
.
Venne dipinto attorno al 1603. Al centro della tela è raffigurata la flagellazione di Cristo ad opera di due uomini che lo torturano con dei bastoni, i quali servono loro per mettere sulla testa del condannato la corona di spine. Il Cristo è vestito con un tessuto rosso. La parte sinistra della tela è occupata da un uomo in armatura che osserva la scena senza parteciparvi. Quando siamo usciti dal museo siamo passate davanti ad un’edicola. Io ne approfittai per prendere una cartolina da spedire alla mia famiglia. Appena arrivati a casa presi una penna e mi misi a scrivere:


Ciao mamma! Ciao papà! Ciao fratellino!

Adesso sono a Vienna da due giorni. Il primo giorno era capodanno così io e Chiara siamo andate a vedere il concerto, è stato BELLISSIMO!!!! Poi siamo passati al Prater, il parco dei divertimenti della città, sono salita sulla ruota panoramica e ho visto Vienna dall’alto! È magnifica!! Oggi invece abbiamo visto la Rathaus (è il municipio), la chiesa di S. Stefano e il museo di storia dell’arte. È stato tutto così bello!! E ho fatto tante foto!! Appena arrivo a casa ve le faccio vedere!! Va beh… che dire… niente di più, quindi CIAO!!!! A presto!!! Bacioni dalla vostra Linda e da Chiara!! P.S. arriverò prima io della cartolina!
Appena ebbi finito di scrivere feci un salto fuori casa per spedire la cartolina… e con sorpresa trovai tutta Vienna illuminata!! Non pensavo fosse così bella!! Corsi subito a chiamare Chiara e insieme ci godemmo quello spettacolo magifico!!!


Hundertwasserhaus. Uno degli angoli più suggestivi della Vienna moderna


Appena ebbi finito di scrivere feci un salto fuori casa per spedire la cartolina… e con sorpresa trovai tutta Vienna illuminata!! Non pensavo fosse così bella!! Corsi subito a chiamare Chiara e insieme ci godemmo quello spettacolo magifico!!!

venerdì 17 aprile 2009

STORIA: Seicento. Secolo di ferro o secolo d'oro?


Il secolo di ferro.
Il periodo successivo alla Controriforma fu un epoca di grande tensione in Europa.
Il nostro continente infatti conobbe, nei decenni successivi, un lungo periodo di intolleranza, guerre ed epidemie. Per questo motivo il Seicento viene chiamato dagli storici “il secolo di ferro”.
Abbiamo già visto come la Spagna, che giunge al culmine del suo potere sotto Carlo V e Filippo II, comincia già ad entrare in crisi verso la fine del Cinquecento: la monarchia asburgica dovette fronteggiare prima la rivolta della provincia dei Paesi Bassi,le cui province settentrionali nel 1578 si dichiararono indipendenti dalla corona spagnola, dando vita ad un nuovo Stato, la Repubblica delle Province Unite (Olanda). In seguito, nel 1588, l’imponente flotta inviata da Filippo II contro l’Inghilterra di Elisabetta I (l’ Ínvincibile Armada) subì un’umiliante sconfitta.
La potenza della Spagna era ormai in declino: Inghilterra e Olanda saranno le grandi protagoniste del XVII secolo.
La distruzione dell'"Invincibile Armada" di Filippo II

Guerre di religione
Abbiamo visto anche come la Francia è stata per lunghi anni insanguinata dalle guerre di religione tra cattolici e ugonotti (calvinisti), conclusesi, dopo infiniti lutti, nel 1598 quando Enrico IV di Borbone, calvinista convertitosi al cattolicesimo per poter diventare re (“Parigi val bene una messa”) proclamò l’ Editto di Nantes. Questa legge permetteva agli ugonotti (calvinisti) di praticare liberamente il loro culto senza subire persecuzioni.

La guerra dei Trent’Anni
Ma la situazione divenne esplosiva anche nei territori dell’ Impero, governati dagli Asburgo d’Austria.
La miccia della più terribile guerra che sconvolse l’Europa del Seicento si accese in Boemia (nell’attuale Repubblica Ceca). Qui si era diffuso il culto calvinista. Quando l’ imperatore Mattia d’Asburgo, nel 1618, decise di obbligare i boemi a ritornare al cattolicesimo i nobili boemi si ribellarono e gettarono gli inviati dell’imperatore dalla finestra del palazzo reale di Praga (l’episodio è noto come “defenestrazione di Praga”). Questo fatto fece esplodere una guerra sanguinosissima che sconvolse l’Europa, e in particolare la Germania, per trenta lunghi anni (1618-1648).

La "defenestrazionedi Praga"

In un primo momento la guerra si volse a vantaggio dei cattolici. Accanto all’imperatore Ferdinando II (succeduto a Mattia, morto nel 1619) si schierò la cattolicissima Spagna (governata dall’altro ramo della famiglia Asburgo). Il cattolicesimo fu nuovamente imposto in Boemia.
Presto però il conflitto si allargò ad altri Paesi europei: la Spagna tentò di riconquistare le Province olandesi, causando la reazione di altre nazioni protestanti a lei ostili. Entrarono così in gioco la Danimarca, l’Inghilterra e, come ai tempi di Carlo V, alcuni principi tedeschi protestanti.
Le armate cattoliche sembravano comunque vicine ad ottenere la vittoria, ma nel 1630 intervenne re Gustavo II Adolfo di Svezia. Questo regno luterano si era dotato di un esercito moderno e potentissimo che mise a ferro e fuoco la Germania. A fare le spese delle incursioni degli eserciti protestanti e cattolici fu la popolazione civile, sottoposta ad ogni genere di furto, violenza e devastazione.
Nel 1640 intervenne anche la cattolica Francia. Ma, come ai tempi di Francesco I, i francesi non si batterono contro i cattolici, ma contro di loro. La Francia infatti era interessata ad indebolire i potenti vicini: l’Impero e la Spagna.
Tutti i Paesi, stremati da questa guerra durissima, decisero di firmare, nel 1648, la Pace di Vestfalia.
I veri sconfitti erano la Spagna e l’Impero:
- la Spagna dovette definitivamente rinunciare alle sue pretese sui Paesi Bassi
- gli Asburgo d’Austria non erano riusciti a rafforzare la propria autorità sui principati tedeschi, divenuti ancora più indipendenti. In più dovettero accettare che, nell’Impero, oltre al luteranesimo e al cattolicesimo (come stabilito dalla pace di Augusta del 1555) si potesse praticare anche il calvinismo.

I veri vincitori furono:
- l’Olanda
- la Svezia
- la Francia

A causa della guerra la Germania aveva perso il 30% dei suoi abitanti.
Oltre alle distruzioni e ai massacri, gli eserciti avevano portato epidemie, tra la peste, che si diffondeva seguendo il cammino degli eserciti. La peste giunse anche in Italia, dove si combattè una piccola parte della guerra dei Trent’Anni. La Lombardia ne fu pesantemente colpita nel 1629, come racconta Alessandro Manzoni nel suo romanzo I Promessi Sposi.
Le zone di guerra si spopolavano. I campi non venivano coltivati perché mancavano i contadini per lavorarli e perché venivano saccheggiai e distrutti dagli eserciti. Questo causava gravi periodi di carestia.

L’intolleranza religiosa e la caccia alle streghe
La cupa atmosfera di intolleranza religiosa che si respirava in Europa (sia nei paesi cattolici che in quelli protestanti) portò alla nascita di un fenomeno di terrificante violenza: tra il 1580 e il 1640 migliaia di persone furono accusate di stregoneria e condannate a morte.
Era una convinzione diffusa all’epoca che esistessero persone – le streghe - in grado di comandare i fenomeni naturali (pioggia, terremoti, siccità…) e di modificare il comportamento di uomini e animali. Si pensava che le streghe ottenessero i loro poteri grazie ad un patto col diavolo.
Spesso si trattava solamente di donne, per lo più anziane e senza famiglia, che suscitavano il sospetto della società a causa dei loro comportamenti strani o perché facevano le guaritrici utilizzando le proprietà curative di erbe e piante.
Le si accusavano di crimini svariati: di provocare morte e malattia attraverso gli incantesimi, di danneggiare i raccolti, di uccidere i neonati, di recarsi in volo a riunioni notturne (i sabba) nelle quali adoravano Satana.
Chi era accusato di stregoneria veniva incarcerato, processato, torturato e bruciato vivo sul rogo.

Vittime dell’intolleranza religiosa e della superstizione furono anche gli ebrei, già isolati nei ghetti dal secolo precedente.
Durante le epidemie di peste, inoltre, si scatenava la caccia agli untori: si credeva che la malattia fosse trasmessa da unguenti malefici spalmati sugli edifici delle città o disciolti nelle acque potabili. nche di queste assurde convinzioni il Manzoni parla ampiamente nel suo romanzo.

Un secolo cupo o “el siglo de oro”?
Nonostante questi aspetti terribili il Seicento, come abbiamo già visto, fu anche il secolo del progresso scientifico.
Alcuni Paesi conobbero in questo periodo un magnifico splendore culturale: la Spagna, in crisi, politica, espresse in questo periodo alcuni dei suoi artisti più grandi: lo scrittore Miguel de Cervantes, autore del Don Chichotte, i pittori Velasquez, Zurbaran, El Greco; l’ Olanda ospitò grandissimi scienziati e artisti (i pittori Rembrandt e Vermeer); Roma si riempì di eccezionali monumenti in stile barocco, soprattutto grazie agli architetti Gian Lorenzo Bernini e Federico Borromini, senza dimenticare il grande pittore Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio; l’ Inghilterra diede i natali al genio del teatro, William Shakespeare.
Per questi motivi, Paesi come Spagna e Olanda considerano il Seicento il “secolo d’oro” della loro cultura.



"La lattaia", uno dei più celebri dipinti dell'artista olandese Jan Vermeer

GEO-TECNICA. Viaggio in Belgio di G.C. - 1° tappa

Caro diario,
si parte! Oggi è il grande giorno. Sveglia alle 6.30, colazione veloce, chiudere le valigie, preparare le ultime cose e tutti in macchina: direzione aeroporto Milano Malpensa. Quest’anno io e i miei genitori abbiamo deciso, invece di andare come al solito al mare, di fare un viaggio in uno stato europeo. Io sono sempre stata attratta dal Belgio, senza un motivo particolare quindi abbiamo deciso di andarci. E’ la prima volta che vado in Belgio e sono veramente emozionata! A me piace molto viaggiare, visitare posti che non ho mai visto e scoprire cose nuove. Staremo via un settimana, dal 12 fino al 20 agosto. Abbiamo scelto proprio questo periodo dell’anno perché ci sono molte manifestazioni e possiamo anche visitare i luoghi naturali, oltre ai musei e alle città più belle. In valigia ho messo vestiti leggeri dato che le temperature sono nella media europea, la guida turistica, che non può mai mancare, e naturalmente tu, il mio diario su cui scriverò tutti i posti che visiteremo, le mie scoperte e le mie impressioni. L’aero è partito alle nove e in meno di due ore siamo arrivati all’aeroporto di Bruxelles. Abbiamo recuperato i bagagli e abbiamo aspettato il pullman che ci ha portato nel nostro albergo. E’ a quattro stelle. Si chiama Queen’ Annee e dista solo pochi minuti dal centro di Bruxelles. Il posto è molto accogliente e le camere e i servizi sono ottimi. Siamo arrivati in albergo verso le 12.00 e abbiamo pranzato. Nel pomeriggio ci siamo riposati, stanchi per il viaggio, e abbiamo guardato le guide turistiche per decidere i nostri itinerari. Ci sono un sacco di bei posti da visitare. Non vedo l’ora di iniziare questo viaggio!! Spero che ne resterò soddisfatta e che sia indimenticabile!

G.

13-08-09

Caro diario,
oggi è il primo giorno che visitiamo Bruxelles e abbiamo deciso di iniziare dal museo d’arte più famoso. Ci siamo alzati alle 8.00, abbiamo fatto colazione e abbiamo preso l’autobus che ci ha portati nella Place Royale. Il museo è noto come Musèes Royaux des Beaux-Arts ed è in realtà diviso in due musei: il musèe d’art ancien e il musèe d’art moderne. Abbiamo iniziato dal musèe d’art ancien che è il più grande fra i due. Contiene una vasta collezione di dipinti, sculture e disegni dal XV al XVIII secolo. La collezione è stata acquisita per mezzo di sequestri durante la Rivoluzione e nei depositi dello Stato francese; la collezione è sempre stata arricchita dalle acquisizioni ma anche da doni e lasciti di numerosi mecenati. Ci sono numerose opere di pittura fiamminga.
.


opera di Rubens,
pittore fiammingo del XVII sec.
(Musée d'art ancien)
.


Le più note sono “l’assunzione della vergine” di Pietre Paul Rubens (1610), “l’annunciazione” del maestro di Flemalle (1406-7), “la Madonna con Sant’Anna e un donatore francescano” di Hugo van Goes (1470), il “censimento di Betlemme” di Pietre Brughel (1610) e molte altre. Quella che mi è piaciuta di più è stata “l’assunzione della vergine” di Pietre Paul Rubens. Questo pittore fu il principale esponente dell’arte barocca in Europa e fuse la precisione fiamminga con il talento italiano. In questo dipinto, ci ha spiegato la guida, lui attenua i colori per far risaltare il vestito blu della Vergine che sta in alto al centro, ed è circondata da angeli. In basso sono presenti degli uomini che la guardano. Il dipinto è stato realizzato nel 1610. Questo quadro mi è piaciuto molto per i soggetti e i magnifici colori utilizzati che fanno risaltare la Madonna. Dopo la visita al Musee d’art ancien abbiamo visitato il Musee d’art moderne. Il museo ospita opere dal XIX secolo a oggi. Le opere più famose sono “scheletri in lotta per un’aringa marinata” di James Ensor (1891), la “veduta su Londra” di Emile Claus (1917), “il mercato delle arance di Blidah” di Henri Evenpoel (1898), la “composizione” di Pierre Luois Flonquet (1921) e “donna drappeggiata sui gradini”. L’opera che mi è piaciuta di più è stata quello di Emile Claus “veduta su Londra”. L’artista sviluppò insieme ad altri artisti una variante dell’impressionismo chiamata luminismo. Il belga Clous si rifugiò a Londra e il suo interesse per gli effetti della luce attraverso la nebbia umida si ritrova in questo quadro. Il quadro mostra un uso della luce volto a dare un acuto senso di realismo. E’ un opera del 1917.
.

dipinto di Renè Magritte,
pittore belga del XX sec.
(Musée d'art moderne)
.

Visitare questi due musei mi è piaciuto molto soprattutto perché fanno capire bene come l’arte si sia evoluta e sia cambiata. Abbiamo finito di visitare il museo a mezzo giorno e siamo andati a mangiare in un ristorante internazionale. Qualche giorno vorrei anche provare a mangiare qualche specialità del posto. Nel pomeriggio abbiamo fatto un giro per i negozi nella Rue Neuve, dove ci sono molti magazzini e negozi delle marche più famose. Il magazzino più importante si chiama Inno ed ha molti negozi di vario genere. Ci abbiamo fatto un giro ed è bello, ma non come quelli inglesi o americani. Dopo il nostro shopping siamo tornati in albergo e abbiamo cenato. Domani visiteremo altri posti nuovi: non vedo l’ora!

14-8-09
Caro diario, oggi abbiamo deciso di visitare l’ Atomium. Ci siamo svegliati presto e abbiamo preso subito il pullman che ci ha portato lì. L’Atonium è una costruzione in acciaio, consistente in 9 sfere che rappresentano un cristallo di ferro ingrandito 165 miliardi di volte. L'Atomium venne costruito in occasione dell'Expo '58, l'Esposizione Universale di Bruxelles del 1958. Progettato dall'architetto André Waterkeyn, in origine doveva rimanere allestito solo 6 mesi. Il monumento ha un'altezza totale di 103 metri. Le sfere, che hanno un diametro di 18 metri, sono collegate da scale mobili e da scale dalle quali, tramite finestre ed oblò, è possibile guardare le altre sfere o il panorama sottostante. E’ un simbolo molto importante per la città. All’interno c’è anche un piccolo museo. Noi siamo andati nelle sfere ed è stato molto bello perché si vedeva un bel panorama ed era bello essere lì, in alto, in un atomo di un cristallo di ferro ingrandito 165 miliardi di volte!! E’ stata un’esperienza indimenticabile!
.

.
Dopo aver visitato questo fantastico posto siamo andati a mangiare in un ristorante e abbiamo assaggiato delle pietanze tipiche del Belgio. Io ho preso il Choesel cioè animelle fresche con salsa di panna e di verdura, lo Witloof, cicoria brasata avvolta nel prosciutto. Ho preso anche un purè di patate e verdure chiamato stoemp. Io preferisco la cucina italiana, ma neanche quella belga è poi male. Come dessert ho scelto un dolce al cioccolato Belga, molto famoso e considerato il migliore del mondo. L’industria del cioccolato in Belgio prese il via nell’anno 1880. Si produce cioccolato ripieno di noci, crema o cioccolato fondente e ricoperto di cioccolato al latte. Nel pomeriggio siamo andati a visitare l’ arco di trionfo che si trova nel Parc du Cinquantenaire. Fu terminato nel 1905 e si ispira a quello parigino. Ha tre porte principali e numeroso statue sulla sommità. Le ampie aree poste sui lati dell’arco sono diventati dei musei ma prima erano usati per manifestazioni e fiere. Fu costruito per le celebrazioni dell’indipendenza. E’ molto bello e anche il parco, che abbiamo visitato successivamente è molto tranquillo e ricco di alberi. Dopo la visita all’arco di trionfo siamo tornati in albergo per la cena e per un meritato riposo.

15-8-09

Caro diario,
oggi è stata proprio una giornata speciale. Nella Grand Place, nel centro della città, si è tenuta una famosa manifestazione: la “tapis des fleurs”. L’intera piazza è stata coperta da un tappeto di fiori freschi. Questa festa è in onore dell’industria dei fiori di Bruxelles. Noi siamo arrivati lì per le 10.30. E’ stata una sorpresa bellissima! Noi la abbiamo ammirata dal balcone del municipio che era aperto al pubblico. La grande piazza era ricoperta da bellissimi fiori colorati che formavano un tappeto che la ricopriva completamente (1860 mq)! Milioni di fiori multicolori in una fantastica piazza. La composizione rievocava una scena storica. Questa tradizione risale al 1971. Il soggetto cambia ogni edizione ed ci vuole sempre molto tempo per preparare tutto. Questo disegno è l'opera di orticultori di Gent, gran specialisti nella cultura di begonie. Questi fiori producono un'infinità di sfumature di colori vivaci e brillanti. Si tiene ogni due anni e siamo stati molto fortunati ad assistervi!
.

.
Ci siamo fermati nella Grand Place fino alle 12.30 e poi siamo andati a prendere qualcosa da bere in un bar. Qui ho scoperto una cosa nuova: il Belgio produce più birra di qualunque altro paese, in una varietà incredibile di stili e sapori. Il bar dove siamo andati, che non era molto grande, ne aveva ben 30 varietà. Le aziende producono addirittura 400 tipi diversi di birra! Dopo siamo tornati in albergo, abbiamo pranzato nel pomeriggio ci siamo riposati ripensando alla fantastica esperienza della mattinata.



CARTOLINA



CIAO LINDA!! IO SONO A BRUXELLES, LA MAGNIFICA CAPITALE DEL BELGIO! E’ UN POSTO VERAMENTE FANTASTICO! HO VISTO UN SACCO DI NUOVI POSTI, HO SCOPERTO MOLTE COSE NUOVE E MI STO DIVERTENDO TANTO!! NON VEDO L’ORA DI INCONTRARTI PER RACCONTARTI TUTTO!!! CIAO!!! A PRESTO. G.

mercoledì 15 aprile 2009

Geografia: Economia dei Paesi scandinavi


Islanda

La forte crisi economica globale del 2008 ha portato l'Islanda al crack finanziario: prima di questi eventi l'economia islandese era piccola ma ben sviluppata, con un reddito procapite tra i più alti del pianeta.
L'agricoltura islandese è ostacolata dal clima
. I terreni destinati alle coltivazioni agricole (principalmente rape e patate) coprono appena l’1% della superficie del paese; a causa delle condizioni climatiche, fin dal 1945 sono state create serre riscaldate con l’energia geotermica, in cui sono coltivati principalmente frutta esotica, ortaggi e fiori. Parte dei terreni erbosi è sfruttata per il pascolo e l’allevamento del bestiame (soprattutto ovini e mufloni), che contribuisce al settore primario con la produzione di latticini, lana e uova.
La pesca e l’industria di trasformazione ittica costituiscono la maggiore risorsa economica dell’Islanda. Il pescato annuale è costituito per due terzi da merluzzi e capelan e da notevoli quantitativi di crostacei, aringhe e salmoni rossi, lavorati nelle industrie conserviere dei principali centri della costa. In seguito alle pressioni internazionali, l’Islanda ha sospeso la caccia alle balene nel 1989; nel 2006 ha tuttavia annunciato l’intenzione di riprenderla.
Il paese ha poche risorse minerarie. L'Islanda possiede anche un grande apparato industriale, attivo in vari settori ma soprattutto sul settore della lavorazione del pesce e della metallurgia (soprattutto per quanto riguarda la lavorazione dell’ alluminio).
In seguito alla crisi finanziaria ed economica la disoccupazione è passata dal minimo storico dell'1% nel 2008 all'8,2% del Febbraio 2009.
Grazie alle fonti idroelettriche e geotermiche, le società energetiche forniscono all'Islanda più del 70% dell'energia necessaria agli abitanti. Il 99,9% dell'energia elettrica viene generata da fonti rinnovabili; il Parlamento Islandese nel 1998 ha deciso di eliminare tutti i combustibili fossili (petrolio, carbone…) dall'isola e di ottenere solo mezzi di trasporto a idrogeno: entro il 2050, l'Islanda sfrutterà solo energia rinnovabile.

centrale geotermica


Danimarca

Il 52,9% del territorio danese è coltivato (2005). La principale coltura è costituita da cereali, soprattutto frumento, orzo, avena e segale. Rilevanti sono anche le colture di barbabietola da zucchero, di patate e ortaggi. L’agricoltura, una delle più avanzate del mondo per il livello tecnico raggiunto, è praticata perlopiù in appezzamenti di piccole dimensioni e in aziende a conduzione familiare, in base alle disposizioni volute dallo stesso governo che scoraggia la fusione dei poderi in proprietà di più grandi dimensioni.
Di notevole rilevanza per l’economia del paese è l’allevamento, in particolare di suini, bovini e cavalli, che alimenta l’industria lattiero-casearia e della lavorazione delle carni, i cui prodotti sono in grande misura destinati all’esportazione.
Un’ulteriore risorsa è rappresentata dalla pesca, soprattutto di merluzzo, salmone e aringhe.

Tra le principali risorse della Danimarca vi sono il petrolio e il gas naturale: abbondanti giacimenti sono situati nel Mare del Nord, al largo delle coste danesi; il paese provvede perciò autonomamente alla metà circa del suo fabbisogno energetico. Le importazioni di energia provengono per gran parte dalla Svezia. Numerosi i minerali presenti nel paese.

L’industria danese è attiva soprattutto nei settori agroalimentare (in cui spicca la produzione di birra, si pensi a marche famose nel mondo come Tuborg, Ceres e Carlsberg), della lavorazione del tabacco, siderurgico, metallurgico, chimico, farmaceutico, meccanico, elettrico e dei trasporti.
I principali prodotti d’esportazione sono bestiame e prodotti alimentari, in particolare salumi, latticini e birra; le importazioni comprendono invece macchinari, metalli, carburanti, beni di consumo.

I trasporti danesi avvengono in prevalenza via mare: servizi di traghetti consentono collegamenti tra lo Jutland e le numerose isole del paese, mettendo in comunicazione la Danimarca con Germania, Svezia, Gran Bretagna e Norvegia. I collegamenti sono inoltre assicurati dalla presenza di numerosi ponti: i principali uniscono lo Jutland all’isola di Fionia e le isole di Sjælland e Falster. Dal 1° luglio 2000 Copenaghen è collegata a Malmö, in Svezia, da un ponte-galleria sottomarina che attraversa l’Øresund.

Curiosità:
Uno dei prodotti industriali danesi più famoso ed esportato al mondo è il LEGO, la cui prima fabbrica fu aperta nella piccola cittadina di Billund (vedi articolo sotto).


La Lego abbandona la Danimarca
Drastiche misure per contenere i costi di produzione dei celebri mattoncini. 900 posti di lavoro spostati in Messico e Repubblica ceca

BILLUND, (Danimarca) - "Smontate la Lego" non è l'invito di una madre o di una maestra d'asilo, che chiami figli o alunni a riporre gli adorati mattoncini, ma piuttosto la direttiva che il management della compagnia ha indicato come unica via per salvare il gruppo dai crescenti costi di produzione. Proprio alla vigilia di Natale l'industria di Billund, nel cuore della Danimarca, ha annunciato l'intenzione di spostare progressivamente tutte le attività produttive verso la Repubblica Ceca e il Messico. Nel 2009 la migrazione dovrebbe essere completa e non un solo mattoncino sarà più prodotto nel paese scandinavo. Le ragioni economiche della scelta sono evidenti, e il processo di delocalizzazione verrà condotto gradualmente per attutire le ripercussioni sulla cittadina, dove cinque anni fa quattromila persone, su un totale di trentamila abitanti, lavoravano nella fabbrica di giocattoli. Eppure, guardando al passato della Lego, un sentimento di perdita e delusione affiora comunque nell'animo di chiunque abbia mai giocato con i famosi cubetti a incastro.

COME IN UNA FIABA - L'infanzia del Lego sembra uscita da un racconto di Andersen, con un povero carpentiere di nome Ole K. Christiansen che, nel secondo dopoguerra, crea un giocattolo semplice ma ricco di originalità, con cui i bambini possono dar forma ai loro sogni usando un materiale quanto mai economico: l'acetato di cellulosa. Negli anni '50 il concetto si raffina ulteriormente finché il figlio di Christiansen, Gotfried, nel 1963 introduce una nuova materia prima (plastica) e uno standard valido ancora oggi, che permette ai bambini del 2000 di incastrare i propri Lego con quelli di mamma e papà. Da allora ci sono state continue innovazioni e ampliamenti, con la creazione di differenti linee di prodotto, l'inaugurazione di parchi a tema in quattro diverse nazioni, concorsi per le costruzioni più ardite e originali e, ultimamente, la trasformazione dei Lego in giocattoli hi-tech, con l'adozione di microchip e collegamenti Bluetooth.

SCELTA DOLOROSA – Adesso, a dispetto dei recenti incrementi nelle vendite, anche quel mondo di creatività e fantasia che la Lego ha sempre cercato di incarnare deve chinarsi alle impietose leggi della globalizzazione. Chissà se, oltre ai macchinari e ai posti di lavoro, la Lego riuscirà a portare, in Boemia come in Messico, anche un poco di quella magia che per sessant'anni ha accompagnato i piccoli, multiformi blocchetti per costruzioni.
Paolo Marcenaro
20 novembre 2006



Norvegia

Nel corso del XX secolo si è assistito nel paese a una notevole espansione industriale, grazie soprattutto alla
disponibilità di energia idroelettrica e allo sfruttamento dei giacimenti petroliferi rinvenuti al largo della costa (giacimenti off shore). I norvegesi hanno un livello di vita tra i più elevati al mondo e il paese è economicamente tra i più competitivi.
A causa della configurazione montuosa del territorio, del clima e della povertà dei suoli,
solo il 2,8% della superficie della Norvegia è coltivato. Le colture cerealicole sono principalmente orzo, avena e frumento; altro prodotto rilevante sono le patate. Nelle regioni orientali e settentrionali, le meno fertili, le attività primarie prevalenti sono l’allevamento (ovini, bovini e suini) e la produzione lattiero-casearia.

Il 30,7% (2005) del territorio norvegese è coperto da
foreste che alimentano una cospicua industria del legno e dei suoi derivati.

Rilevante la produzione della
pesca, sia di mare che d’acqua dolce. Fin dagli anni Settanta il governo ha sostenuto lo sviluppo di allevamenti ittici (acquacoltura), soprattutto di salmoni e di trote. La nutrita flotta di pescherecci del paese si spinge spesso fino ai margini dell’isola di Terranova (Canada). Il settore, particolarmente fiorente, è basato sulla pesca del merluzzo, dello sgombro, dell’ aringa e dei gamberi. Un’altra attività importante è la caccia alla balena.


La Norvegia è il
principale produttore di petrolio dell’Europa occidentale. L’esportazione di petrolio costituisce il 63,6% (2004) delle esportazioni totali. Il paese avviò le prime estrazioni petrolifere nel 1971.
Altra importante risorsa mineraria è il
gas naturale: nel 2003 il paese ne ha prodotti 73,4 miliardi di m³. Altri prodotti minerari del ricco sottosuolo norvegese sono il ferro, il carbone, lo zinco, il titanio e il rame. I principali giacimenti di ferro si trovano vicino al confine con la Russia. La Norvegia è tra i primi produttori di energia idroelettrica.

piattaforma petrolifera nel Mare del Nord

Disponendo di energia elettrica in grandi quantità e a costi contenuti, il
settore industriale è sviluppato soprattutto nella siderurgia e nella metallurgia, i cui processi produttivi richiedono abbondanti risorse energetiche.
Il settore cantieristico (
costruzioni navali) un tempo fiorente, entrò in crisi verso la fine degli anni Settanta, quando l’industria conobbe un periodo di recessione (declino) che costrinse molti cantieri navali a diversificare la produzione verso il settore dei macchinari per l’estrazione di petrolio e di gas off-shore. Oggi i comparti di rilievo sono quelli meccanico, tessile, alimentare e della produzione e lavorazione della carta.
La composizione e le destinazioni delle esportazioni norvegesi cambiarono radicalmente negli anni Settanta, quando iniziò lo sfruttamento delle
riserve petrolifere e di gas naturale del Mare del Nord, prodotti di cui la Norvegia è attualmente il principale esportatore europeo (con l’esclusione della Russia). Altri prodotti esportati su vasta scala sono i componenti meccanici, l’alluminio, il ferro, l’acciaio, i prodotti chimici, i prodotti cartari e quelli alimentari, prevalentemente ittici.

Svezia

L'economia del paese è basata principalmente sulle
risorse forestali, sui ricchi giacimenti di minerali ferrosi e sulle abbondanti risorse idriche.
Il paese gode oggi di uno degli standard di vita più elevati del mondo.
La
percentuale di territorio coltivato è assai limitata, equivalendo, nel 2005, al 6,6% del totale. Nonostante ciò, grazie all’utilizzo di tecnologie avanzate, l'agricoltura è una voce importante per l'economia. La maggior parte dei raccolti è destinata al mercato interno: i principali prodotti sono la barbabietola da zucchero, il frumento, l’orzo e le patate.
L’allevamento bovino, che alimenta l’industria lattiero-casearia, è particolarmente fiorente. Tipico della Svezia è l’allevamento delle renne e degli animali da pelliccia.
Con il
67,1% del territorio coperto di foreste, è intuibile come la Svezia possieda le maggiori riserve di legname dell'Europa occidentale e sia uno dei principali paesi produttori di articoli in legno. Le foreste più produttive si trovano nelle zone montuose settentrionali, mentre gli stabilimenti per la lavorazione del legno si concentrano lungo la costa del golfo di Botnia. Alcuni fiumi che sfociano nel golfo sono utilizzati per il trasporto dei tronchi alle segherie e per la fornitura energetica delle stesse.

La produzione della
pesca è considerevole: l’aringa, il merluzzo e il tonno sono i prodotti principali del settore.
La produzione mineraria è importante per l'economia del paese. Vasti giacimenti di minerali di
ferro si trovano nella Svezia centrale e settentrionale. Sono inoltre presenti riserve di piombo, argento, rame, zinco, oro, petrolio, uranio e piriti. La Svezia possiede il 15% circa delle riserve mondiali di uranio.

L'industria svedese, che negli anni Ottanta del Novecento conobbe un considerevole sviluppo, si basa sulla buona disponibilità di materie prime e di mano d'opera specializzata. I settori maggiormente sviluppati sono quelli della produzione dell’acciaio.
Altre industrie di rilievo sono quelle dell'alluminio, del piombo, del rame, dei
veicoli commerciali (Volvo, Saab), delle macchine per l'industria, del materiale elettrico ed elettronico (Ericsson), del legno, della carta, del cemento, dei mobili (IKEA), del vetro, dei prodotti chimici, petroliferi e tessili, dell’abbigliamento, degli aerei e delle navi. I principali centri industriali del paese sono Stoccolma, Göteborg , Malmö.


I principali prodotti d’esportazione sono quelli derivati dal legno, macchine per l'industria, veicoli, ferro e acciaio, prodotti chimici e navi.
Il
turismo è un settore in crescita: le maggiori attrattive sono, oltre alla capitale, le estese foreste della Lapponia, dove si possono ammirare il sole di mezzanotte e l’aurora boreale.

Finlandia

In rapporto ai suoi abitanti l’economia finlandese è una delle più ricche del mondo. La sua è un’economia basata sulla conoscenza, che conta una spesa in ricerca e sviluppo tra le più alte al mondo. La scuola finlandese è stata recentemente giudicata la migliore al mondo.
Il forte settore industriale del paese si sviluppò velocemente subito dopo la seconda guerra mondiale, soprattutto in relazione al fabbisogno della vicina Unione Sovietica, fino agli anni Ottanta principale partner commerciale della Finlandia. L’industria, già alla fine degli anni Sessanta impiegava più manodopera di quella occupata in attività agricole e forestali, che ancora oggi costituiscono il settore trainante dell’intero sistema economico e rappresentano una cospicua parte delle esportazioni del paese.
I
terreni coltivabili sono limitati esclusivamente alle fertili regioni costiere (il 7,3% del territorio totale), ma l’agricoltura è molto redditizia. I principali prodotti sono l’orzo, la barbabietola da zucchero, l’avena e la patata. Di una certa rilevanza per l’economia è anche l’allevamento di bovini, suini, renne e animali da pelliccia.
La principale fonte di ricchezza è rappresentata dall’ingente
patrimonio forestale, composto soprattutto da pini, abeti, abeti rossi e betulle.
La
pesca in mare e, in minor misura, nei laghi, soddisfa essenzialmente il mercato interno.

La Finlandia tutela con aree protette solo il 3,1% (2004) della superficie totale del suo territorio: un valore molto basso se confrontato con quello degli altri stati europei, rispetto ai quali detiene però il
primato del paese più densamente coperto di foreste (73,9% del territorio nel 2005). Lo sfruttamento forestale è una risorsa di primaria importanza per il Paese: circa il 70% dei suoi prodotti (carta, cartone, prodotti lavorati, segati di legno, compensato, pasta legno) viene infatti esportato; complessivamente da questo settore deriva il 36% del totale delle esportazioni del paese.
Significativa nella regione è la produzione di ferro, rame, zinco, cromo e cobalto.
Nel 2003 l’11,7% dell’energia elettrica era fornito da
impianti idroelettrici e il 27,1% era prodotto dai quattro impianti nucleari presenti nel paese.

Nell’
industria, fondamentali sono i settori della lavorazione del legno e della produzione della carta e della cellulosa. Rilevanti sono anche i comparti tessile, chimico, metallurgico e della cantieristica (specializzata nelle navi rompighiaccio, nelle navi da crociera di lusso, nei sottomarini per uso civile e nelle piattaforme galleggianti per la trivellazione del petrolio).

Nave rompighiaccio: la cantieristica navale è uno dei settori di punta dell'industria finlandese

Di recente affermazione ma di livello altamente concorrenziale sono i settori dell’ elettronica e delle telecomunicazioni, che alimentano le esportazioni. Basti qui citare la più conosciuta delle aziende finlandesi, la Nokia, colosso mondiale delle telecomunicazioni.


Il
turismo è un settore in discreta crescita, in particolare in Lapponia.
Nel paese è stato realizzato un articolato sistema di canali che, collegando tra loro numerosi laghi e consentendone lo sbocco in mare (golfo di Finlandia), costituisce una fondamentale rete di trasporto per l’industria del legno: circa 6.600 km di corsi d’acqua interni sono infatti navigabili.


giovedì 2 aprile 2009

STORIA: Il Seicentro tra scienza e religione. Il caso di Galileo


A partire dal Rinascimento la cultura europea subisce una profonda trasformazione.
Gradualmente cambia l’atteggiamento degli studiosi: per capire il mondo essi non si accontentano più di consultare e interpretare i libri antichi. Si comprende che per scoprire i segreti della natura è necessario:
1) Osservare direttamente l’oggetto di studio (il cielo, il corpo umano…)
2) Formulare delle ipotesi dedotte dalle osservazioni
3) Cercare di dimostrare l’esattezza delle proprie ipotesi attraverso degli esperimenti.


Nicolò Copernico
Poco prima di morire, nel 1543, l’astronomo polacco Nicolò Copernico pubblicò la sua opera più importante: De rivolutionibus orbium celestium (La rivoluzione dei corpi celesti). Le idee esposte da Copernico capovolgevano le convinzioni radicate da tanti secoli nella cultura europea.
Il filosofo greco Aristotele e lo scienziato Tolomeo avevano affermato che la Terra, immobile, si trovava al centro dell’Universo e che attorno ad essa ruotavano il Sole e tutti i pianeti, ciascuno all’interno di un proprio cielo. Si pensava quindi che l’Universo somigliasse a una sfera che racchiudeva al proprio interno altre sfere più piccole, ognuna sede di un pianeta diverso.
La teoria copernicana sosteneva invece che al centro dell’universo stava il Sole e la Terra, insieme a tutti gli altri pianeti, ruotava intorno ad esso.
Questa teoria sembrò allora assurda e pericolosa. I primi a condannarla furono Lutero e Calvino, in quanto queste idee contraddicevano le Sacre Scritture, mentre i due riformatori si battevano proprio per dimostrare che l’unica fonte di verità era proprio la Bibbia.
La Chiesa cattolica reagì più tardi, ma fu altrettanto severa. Il libro di Copernico fu infatti inserito nell’Indice dei Libri Proibiti. In effetti la teoria dello scienziato polacco sollevava domande difficili per una cultura così profondamente cristiana come quella dell’epoca: se la Terra non era il pianeta più importante, allora perché Dio l’avrebbe scelta per mandavi suo figlio a salvare gli uomini?
Le intuizioni di Copernico vennero in seguito perfezionate da altri studiosi, come il tedesco Keplero e l’italiano Galileo Galilei.


Galileo Galilei (1564-1642)

Galileo nacque a Pisa. Si appassionò dello studio della matematica e insegnò questa disciplina nell’Università della sua città, prima, poi, per ben 18 anni nell’ Università di Padova, una delle più all’avanguardia d’Europa nel campo degli studi scientifici. Concluse infine la sua carriera come scienziato di corte presso i Medici di Firenze.
Galileo sosteneva che per uno scienziato la cosa più importante non era ripetere a memoria ciò che gli antichi avevano già scoperto. Bisognava invece osservare in prima persona i fenomeni del mondo circostante. Galileo era solito dire che “L’Universo è come un grande libro aperto davanti ai nostri occhi. Occorre imparare la lingua in cui questo libro è scritto”. Secondo Galileo questa “lingua” era quella della matematica e della geometria, le scienze secondo lui più importanti, perché capaci di svelarci i misteri della natura.

Il metodo sperimentale
Secondo Galileo dovevano seguire un metodo preciso, per applicare il quale era necessario un lavoro lungo e paziente.
Innanzi tutto era necessario osservare attentamente un fenomeno naturale.
Dall’osservazione di tale fenomeno lo scienziato poteva ricavare delle idee, delle teorie, darsi una spiegazione.
Tuttavia ciò non era ancora sufficiente. Prima di considerare valide le teorie formulate in seguito all’osservazione, gli scienziati dovevano controllarne più e più volte la validità attraverso una serie di esperimenti.
Solo la conferma data dall’esperienza pratica poteva confermare definitivamente la validità della teoria.

Dal cannocchiale al telescopio e al microscopio
Il cannocchiale era stato inventato da un occhialaio olandese nel 1608.
Poco dopo Galileo, per primo, ebbe l’idea di puntarlo verso il cielo per fare le prime osservazioni astronomiche. Fu il primo, insomma, ad utilizzarlo come un telescopio.
In questo modo Galileo fece delle scoperte sensazionali: si accorse che sulla superficie della Luna esistevano pianure e montagne, che su quella del Sole esistevano delle macchie (le macchie solari); fu inoltre il primo ad accorgersi dell'esistenza della Via Lattea.
Nel 1610 notò che intorno al pianeta Giove ruotavano quattro satelliti, prima sconosciuti.
Questa scoperta fu importantissima, perché dimostrava che la teoria di Copernico era esatta, mentre Aristotele e Tolomeo si sbagliavano. Infatti, se era vero che quattro satelliti ruotavano intorno a Giove, non aveva senso sostenere che tutti i corpi celesti ruotavano intorno alla Terra.




osservazioni al telescopio nel laboratorio di Galileo


Oltre ad usare il cannocchiale per osservare il cielo, Galileo lo modificò in modo da ingrandire oggetti vicini, ma piccolissimi. Costruì, insomma, uno dei primi microscopi. A proposito delle osservazioni fatte con questo strumento scriveva:
“Io ho contemplato moltissimi anima lucci con infinita ammirazione: tra i quali la pulce è orribilissima, la zanzara è bellissima: e con gran contento ho veduto come facciano le mosche e altri anima lucci a camminare attaccati a’ specchi ed anche di sotto in su”.

Le polemiche e la condanna
Le opere di Galileo si diffusero con grande successo.
Tuttavia presto arrivarono anche le polemiche e i problemi.
Molti studiosi, infatti, nonostante le dimostrazioni di Galileo, rimanevano attaccati alla tradizione (Aristotele, Tolomeo, la teoria geocentrica).
Nel 1616 anche la Chiesa condannò come eretica la teoria eliocentrica (copernicana) sostenuta da Galileo. Lo scienziato pisano fu severamente ammonito: doveva smettere di sostenere e diffondere una teoria contraria a quanto scritto nella Bibbia.

In realtà Galileo non voleva dire che nella Bibbia fossero scritte menzogne. Sosteneva che la religione e la scienza avessero compiti diversi. La Bibbia contiene delle verità spirituali utili per farsi guidare verso la salvezza dell’anima. Per aiutare le persone a comprendere queste verità, la Bibbia talvolta usa un linguaggio fantasioso, quasi favolistico, facilmente comprensibile dal popolo. Non è il compito delle Sacre Scritture,quindi, spiegare come è fatto l’Universo.
Per capire la Natura è necessario che gli uomini si servano della propria intelligenza.

Nonostante ciò, la sua opera Dialogo sopra i due massimi sistemi, in cui parlava dei sistemi tolemaico (geocentrico) e copernicano (eliocentrico), sostenendo la validità di quest’ultimo, gli costò molto cara. Nel 1633 fu infatti chiamato di fronte al Tribunale dell’Inquisizione. Galileo fu costretto ad abiurare (ammettere l’errore, condannare le proprie opere) le sue teorie. Ciò nonostante fu comunque condannato al carcere a vita. La pena venne poi commutata (cambiata) negli arresti domiciliari presso la casa dello scienziato ad Arcetri, vicino a Firenze.

Ormai in Italia, paese che, con il Rinascimento aveva dato inizio al rinnovamento della cultura, non c’era più spazio per la libertà della ricerca scientifica.
Un'indagine sulla condanna dell'astronomo, con la richiesta di cancellarla, fu ordinata nel 1979 da papa Giovanni Paolo II e si concluse nell'ottobre del 1992 con il riconoscimento, da parte della commissione papale, dell'errore del Vaticano.

Scienza e religione nel Seicento
Questi fatti avvennero dopo il Concilio di Trento. La Chiesa, scossa dalla Riforma protestante, aveva deciso di reagire in maniera durissima contro qualsiasi tipo di minaccia rivolta contro la sua autorità. Per impedire che si diffondessero idee contrarie ai suoi insegnamenti aveva messo sotto stretto controllo la cultura (censura, Indice dei libri proibiti).
La Chiesa temeva che, se avesse lasciato che idee di Galileo circolassero liberamente, presto sarebbe diventato normale criticare le Sacre Scritture e magari smettere di obbedire alle autorità religiose.
Galileo accettò di rinnegare pubblicamente le idee in cui credeva perché sapeva di correre rischi gravissimi.
Alla fine del ‘500 il Tribunale dell’Inquisizione aveva condannato le idee del filosofo Giordano Bruno, un ex frate domenicano. Questi, a differenza di Galileo, si era rifiutato di ritrattare. Di conseguenza, nel 1600, fu arso vivo sul rogo a Roma.
Il filosofo calabrese Tommaso Campanella, per evitare la condanna al rogo per eresia, si finse pazzo, ma rimase comunque chiuso in carcere per 27 anni.

monumento a Giordano Bruno, eretto in piazza Campo dei Fiori a Roma, luogo della sua esecuzione


Maggior libertà si respirava invece in alcuni paesi protestanti, soprattutto in Olanda e in Inghilterra. Qui infatti gli scienziati avevano una libertà molto maggiore di esprimere le proprie idee, cosa che contribuì fortemente al progresso e alla modernizzazione di queste nazioni.



Rembrant (pittore olandese): lezioni di anatomia del dottor Tulp.

L'Olanda divenne nel 600 uno dei paesi più all'avanguardia nella ricerca scientifica


In ogni caso, nonostante le difficoltà, il 600 fu un secolo di straordinarie scoperte scientifiche:
in medicina l’inglese William Harvey (che fu studente a Padova dove apprese il metodo galileiano) studiò l’attività del cuore e scoprì la circolazione del sangue; Evangelista Torricelli, un allievo di Galileo, inventò il barometro; il francese Blaise Pascal inventò la prima calcolatrice; l’inglese Isaac Newton completò gli studi di Copernico e Galileo, confermandone la validità; inoltre formulò la legge di gravitazione universale (legge di gravità) che spiegava i movimenti dei corpi celesti nell’Universo.

Evangelista Torricelli nel suo laboratorio