martedì 12 maggio 2009

GEOGRAFIA: Russia - La chiesa ortodossa e le icone


chiesa ortodossa all'interno del Cremlino di Mosca


Le Chiese Cristiane Orientali nel 1054 rifiutarono l'Autorità del Papa, rendendosi indipendenti da Roma e si proclamarono Ortodosse (dal greco: oρθοδοξία, orthodoxia, cioè "di corretta opinione").
Una posizione di prestigio viene riconosciuta al Patriarca di Costantinopoli (oggi Istambul) la città che fu capitale dell'Impero Bizantino e centro della Cristianità Oientale fra il 320 e il 1453. 
Di una gloriosa tradizione storica sono anche i patriarcati di Alessandria d'Egitto e di Gerusalemme e quello di Antiochia. Il patriarcato di Mosca resta la maggiore Comunità Ortodossa, seguita dai patriarcati, Georgiano, Romeno, Serbo e Bulgaro..
Rivendicando la loro fedeltà ai Principi Cristiani delle Origini, che per un millennio furono comuni sia all'Oriente che all'Occidente, le Chiese Ortodosse fanno riferimento alle definizioni di fede stabilite dai primi Concili Ecumenici(Assemblee Solenni di tutti i vescovi della Cristianità convocati per discutere e deliberare in merito a materie dottrinali o morali).

Gli Ortodossi condividono con i Cattolici le Dottrine della Trinità e la Natura Umana e Divina di Gesù Cristo, venerano la Vergine Maria come Madre di Dio (pur non accettandone la definizione di Immacolata Concezione, Dogma della Chiesa Cattolica secondo cui l'Anima della Vergine Maria fu priva del Peccato Originale fin dal primo istante della Sua Creazione) ed i Sette Sacramenti.

Tra le differenze: gli ortodossi rifiutano il primato del papa, l’idea dell’esistenza del Purgatorio; ammettono il matrimonio del clero e celebrano l’eucarestia con pane di frumento e non ostie.
Se all'Ordinazione Sacerdotale possono accedere anche gli uomini sposati,i Vescovi vengono eletti fra i monaci o i sacerdoti celibi o vedovi.

 

La celebrazione liturgica Ortodossa ha come fulcro il Rito dell’Eucaristia tradizionale attribuito a San Giovanni Crisostomo, culminante con una Solenne Invocazione allo Spirito Santo.
La Liturgia Ortodossa abbonda di orazioni ed inni cantati.

Nel Cristianesimo Ortodosso la Divina Liturgia (=La Messa) dura almeno un'ora e mezza.
Se poi è preceduta da qualche altro ufficio dura due ore e mezza. Ci sono dei casi in cui la celebrazione di diverse ufficiature con la Divina Liturgia dura anche 12-13 ore, inizia la sera e termina la mattina seguente. In questo caso siamo di fronte alle cosiddette "Veglie" o "Agripnie". Esperienze di questo tipo mostrano l'estrema relatività del tempo e fanno entrare in un altro tipo di dimensione dove Liturgia e vita coincidono. Tutto ciò vuole simboleggiare un'anticipazione di ciò che sarà il Paradiso nel quale non esisterà il tempo ma un eterno presente.
Il tempo della liturgia è un elemento che il cristiano ortodosso vive in maniera profondamente diversa rispetto al cristiano occidentale. Mentre in Occidente il cristiano è "obbligato" a rimanere fermo al suo posto, a stare attento, a non uscire di chiesa prima del tempo, in Oriente il cristiano si avvicina alla Liturgia con uno spirito diverso. Sei stanco? Nessuno ti obbliga a rimanere (nell'Ortodossia non esiste il precetto festivo, ossia l'obbligo di andare a Messa la domenica). Ti stai assopendo? Se è per un momento fallo pure. (A volte i visitatori non ortodossi rimangono un po' sconcertati quando vendono qualche monaco sonnacchiare in chiesa durante i lunghi uffici mattinali).
Vera e propria forma di Culto è considerata la Venerazione delle Icone. Generalmente dipinte su legno rappresentano Immagini Sacre considerate miracolose di Cristo, la Vergine Maria ed i Santi. 

Con l'aumento della diffusione dell'Islam, nell'VIII secolo nelle regioni mediorientali di antica Tradizione Cristiana, Costantinopoli rimase il Baluardo della Cristianità Orientale per tutto il Medioevo. Da questa sede partirono i primi evangelizzatori delle Terre Slave, come Cirillo e Metodio (Santi detti “Apostoli degli Slavi”, figli di un magistrato bizantino) ed altri missionari che convertirono al Cristianesimo nell'864 i Bulgari e nel 988 i Russi.
Fin dal IV secolo, non erano mancate controversie di natura sia politica che dottrinale fra Costantinopoli e Roma, dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente nel 476 il Papa aveva inasprito la sua pretesa di primato sull'intera Chiesa (a questo si aggiunsero divergenze di natura teologica, come il problema del celibato ecclesiastico e l'utilizzo del pane azzimo nell'Eucarestia): questo portò ufficialmente allo scisma nel 1054.

L'ostacolo maggiore per il raggiungimento dell'unità resta ancora il primato del Papa, inaccettabile per le Chiese Ortodosse, irrinunciabile per la Chiesa Cattolica.

 

Le icone

Il termine icona deriva dal greco "eikon", che può essere tradotto con immagine,  e indica una raffigurazione sacra dipinta su tavola.

L'icona è l’espressione visiva del messaggio cristiano affermato nel Vangelo attraverso le parole.

La lunga tradizione della pittura di icone inizia nel V secolo. L’occasione fu offerta dalla presenza nella Tradizione cristiana di modelli, considerati autentici e miracolosi ritratti dei principali protagonisti del Cristianesimo: Gesù e sua madre Maria. Si tratta, per esempio, della Sindone e dei numerosi ritratti della Vergine, realizzati, secondo la leggenda, da San Luca evangelista.

Quando nel 1453 l’Impero Romano d'Oriente crollò, i popoli balcanici contribuirono ad incrementare sia la produzione sia la diffusione di queste raffigurazioni sacre. In Russia, l’icona assume un significato molto particolare e di grande importanza. Il simbolismo e la tradizione non coinvolgevano solo l’aspetto pittorico, ma anche quello relativo alla preparazione e al materiale utilizzato, oltre alla disposizione e al luogo entro il quale l'opera andava collocata (nelle antiche case contadine l’angolo dove era riposta l’icona era considerato sacro e chiamato krasnyi ygol’, cioè angolo bello). 

 

icona di San Gabriele arcangelo


Le icone erano dipinte su tavole di legno. Sul lato interno della tavoletta in genere era effettuato uno scavo che veniva chiamato “scrigno” o "arca", in modo da lasciare una cornice in rilievo sui bordi. La cornice, oltre a proteggere la pittura, segna lo stacco tra il piano terrestre e quello divino in cui viene posta la raffigurazione. Sulla superficie viene incollata una tela ricoperta con numerosi strati di colla di coniglio e gesso  fino ad ottenere una superficie perfettamente liscia e levigata, adatta ad accogliere la doratura e la pittura. A questo punto si inizia a tratteggiare il disegno. Si partiva con uno schizzo della rappresentazione, il successivo processo era quello della pittura. S’iniziava con la doratura di tutti i particolari (bordi dell’icona, pieghe dei vestiti, sfondo, aureola). Quindi si cominciava col dipingere i vestiti, gli edifici e il paesaggio. Le ultime pennellate venivano effettuate colla pura biacca (un pigmento a base di piombo di colore bianco). Particolare cura assume la lavorazione dei volti. In genere si parte da una base di colore scuro cui vengono sovrapposti strati di schiarimento con colori più chiari. Successivamente balenii di luce chiari, ottenuti con ocra mescolata alla biacca, erano posti sulle parti in rilievo del volto: zigomi, naso, fronte e capelli. La vernice rossa era disposta in uno strato sottile attorno alle labbra, sulle guance e sulla punta del naso. Infine con una vernice marrone chiara si ripassa il disegno: i bordi, gli occhi, le ciglia ed eventualmente i baffi o la barba. I colori sono ottenuti da sostanze naturali, vegetali o minerali, oppure ottenute da piccoli processi chimici come fare ossidare i metalli. Pestati a mortaio, macinati finemente, essi sono uniti al tuorlo dell'uovo che agisce da legante. La scelta dell'uovo ha un chiaro significato simbolico, riferito alla vita.

L’iconografia (pittura di icone) richiedeva grande preparazione tecnica e spirituale. Il pittore si preparava appositamente per creare l’opera iconografica: un atto che gli permetteva di entrare in stretto rapporto con il divino ed esigeva una profonda purificazione mentale, spirituale e fisica.

Le icone erano considerate opera di Dio stesso, che esprimeva la sua perfezione attraverso le mani dell’iconografo, risultava dunque inopportuno porre sull’icona il nome del pittore, considerato solo la persona di cui Dio “si era servito”.

Ciò nonostante conosciamo il nome di alcuni iconografi come il grande Andrej Rublëv (1360/1430).

Come in tutte le raffigurazioni sacre, i colori assumono un’importanza fondamentale, simbolica:

- Il blu, ad esempio, rappresenta il colore del mistero della vita divina.

- Il rosso  è simbolo dell’umano e del sangue versato dai martiri.

- Il verde è spesso usato come simbolo della natura, della fertilità e dell’abbondanza.

- Il bianco è il colore dell’armonia, della pace.

 

domenica 10 maggio 2009

La biblioteca della 2° C - III parte


Titolo: Twilight

Autore: Stephenie Meyer, nata nel 1973. Vive in Arizona con il marito e i tre figli. Dopo il successo di Twilight ha pubblicato New Moon, Eclipse e Breaking Dawn. Nel novembre 2008 è uscito il film tratto da Twilight.

Anno di pubblicazione: 2005 in America, 2006 in Italia.

Genere: romanzo

Trama: Bella è una ragazza di 17 anni. Si è appena trasferita dal padre a Forks, la cittadina più piovosa dello stato di Washington. In quella scuola incontra un ragazzo fantastico di nome Edward, che la fa innamorare perdutamente. Quando iniziano a frequentarsi Bella, però, scopre che Edward è un vampiro. Bella non ha paura di lui anche se i rischi per lei aumentano ogni volta che gli sta vicino. Nonostante tutto il loro rapporto si fa sempre più intimo fino al punto che Bella arriverà a rischiare la vita per colpa di un altro vampiro.

Un personaggio: Edward è un vampiro. È alto, con la pelle pallida, i capelli di bronzo, i denti luccicanti e gli occhi color oro. È una persona molto dolce e sensibile. Si è trasformato in vampiro nel 1918. Da quando è così può leggere nel pensiero e possiede la super velocità. È pazzamente innamorato di Bella.

Il personaggio più sgradevole: Anche James è un vampiro. Lui però si nutre di sangue umano. È alto, magro, con i capelli biondi, gli occhi neri e la pelle pallida. Appena sente l’odore di Bella ne è attratto e decide di darle la caccia. Riesce a catturare Bella con un inganno, ma, per fortuna, Edward arriva in tempo.

Ambienti: la storia si svolge a Forks, una cittadina dello stato di Washington. È la città più piovosa della zona e solo lì Edward e la sua famiglia possono vivere.

Tempi: la vicenda si svolge ai giorni nostri, nell’arco di sei mesi. Dall’arrivo di Bella a metà gennaio al ballo di fine anno che si svolge a giugno.

Frase più bella e perché: “Di tre cose ero del tutto certa. Primo, Edward era un vampiro. Secondo, una parte di lui aveva sete del mio sangue. Terzo, ero totalmente incondizionatamente innamorata di lui.” Questa frase mi è piaciuta perché qui Bella capisce che è innamorata di Edward e che anche se è un vampiro non ha nessuna paura di lui.

Commento: questo libro è affascinante. Mi è piaciuto molto perché è una storia d’amore fantastica e piena di colpi di scena. C’è anche il film tratto da questo libro, ma secondo me è più bello (il libro o il film – ndr) perché si allontana troppo dalla versione del libro.

Voto: 10

Autrice: L.A.

 

TITOLO: Twilight

AUTORE: Sthephenie Meyer (nata il  24 dicembre del 1973, ad Hartford,. Vive in Arizona con il marito e i tre figli. Dopo il successo di Twilight ha pubblicato New Moon, Eclipse, Breaking Dawn. Ormai questi libri sono già bestsellers internazionali.) 

GENERE: Romanzo

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2006, in Italia. 2005, in America.

TEMPI: La storia si svolge in un arco di tempo di sei mesi, precisamente da gennaio a fine giugno. E’ ambientata nel presente.

LUOGHI: La storia è  ambientata a Forks, una cittadina con poco più di 3.000 abitanti nello stato di Washington dove il tempo é sempre nuvoloso e umido. Questo è uno scenario perfetto per la storia di Edward e Bella.  Alcune scene si ambientano a Phoenix, una città grande e soleggiata.

TRAMA: Isabella Swan, Bella per gli amici,  decide di trasferirsi da Phoenix, dove vive con la madre Renée,  alla cittadina di Forks per vivere con il padre Charlie e lasciare libera la madre di viaggiare con il nuovo marito Phil Dwyer, un giocatore di beseball. Nella nuova scuola viene accettata in fretta dai compagni e molti ragazzi le dedicano attenzioni, ma Bella continua a pensare che Forks sia una città noiosa finché non incontra Edward Cullen. Osservandolo con cura Bella capisce che Edward nasconde qualcosa. Riuscirà  a scoprire che Edward è un vampiro e, nonostante questo, i due si innamorano. La vita di Bella non è messa in pericolo da Edward e dalla sua famiglia perché loro sono vampiri buoni e si nutro del sangue degli animali.  Però la vita di Bella verrà messa in pericolo da qualcun altro ed Edward e la sua famiglia cercheranno di salvarla. Riuscirà il bene a trionfare sul male? 

PERSONAGGIO PIU’ BELLO: Isabella Swam è una bellissima ragazza. Preferisce farsi chiamare Bella dagli amici e dai conoscenti. Ha una carnagione molto chiara, capelli lunghi e lisci color castano scuro e occhi marroni. Ha 18 anni: è nata il 13 settembre 1987. E’ molto timida ma molto dolce e coraggiosa.

PERSONAGGIO PIU’ BRUTTO: James è il vampiro malefico che vuole uccidere Bella e avere il suo sangue. Agisce con la sua banda formata da lui, Victoria e Laurent, anche loro entrambi crudeli e spietati, ma non quanto lui. James infatti è considerato il più crudele e mortale dei vampiri.

FRASE PIU’ BELLA

“Di tre cose ero del tutto certa.

 Primo, Edward era un vampiro.

 Secondo, una parte di lui, chissà quale e quanto importante, aveva sete del mio sangue.

 Terzo, ero totalmente, incondizionatamente innamorata di lui.”

 

COMMENTO: Il libro mi è piaciuto moltissimo, perché è romantico e scritto molto bene. Le vicende raccontate sono descritte perfettamente e si riesce proprio ad immedesimarsi con i personaggi: è come se si riuscisse a “vivere” il racconto.

CONFRONTO CON IL FILM :Il libro e il film sono molto diversi perché il film non racconta tutto e in alcuni punti cambia qualcosa mentre il libro spiega e descrive meglio le emozioni e racconta tutto in maniera più completa.

VOTO: 10

Autrice: G.C.


TITOLO: Il primo bacio non si scorda mai

AUTORE: Angelo Petrosino (Angelo Petrosino (Castellaneta, 3 febbraio 1949) è uno scrittore, traduttore e giornalista italiano, conosciuto soprattutto per i suoi romanzi per adolescenti e per la celebre serie di Valentina.)

 

RIASSUNTO BREVE: Valentina è una ragazza di 13 anni. Frequenta le medie con i suoi amici Tazio e Ottilia. Ottilia è la sua migliore amica fin dai tempi delle elementari e Tazio beh … lui è il ragazzo per cui ha una cotta da moltissimo tempo. Un giorno arriva una telefonata dal suo ex maestro delle elementari che invita i tre ragazzi ad una gita in montagna, dove ha appena ristrutturato la casa. Sono tutti d’accordo ma, all’ultimo momento, ad Ottilia viene la varicella e non può più andarci. Domenica, il maestro passa a prendere lei e Tazio e quando finalmente arrivano in montagna trovano sua moglie e suo figlio ad aspettarli. Dopo pranzo, Valentina e Tazio, con il permesso del maestro, decidono di andare a farsi una passeggiata per i boschi. Sono quasi arrivati in cima alla montagna, ma improvvisamente scoppia un fortissimo temporale e loro sono costretti a rifugiarsi in una casetta apparentemente disabitata … però dentro ci trovano una vecchietta, che gli intima di andarsene, ma loro decidono di restare fino a quando avrà smesso di piovere. Passa qualche minuto e i ragazzi chiedono alla signora il motivo per cui lei non vuole che restino. La vecchietta, allora, inizia a spiegare che non è che lei non vuole, anzi, ma ha paura che suo figlio Amleto  rincasi e che si arrabbi con lei. Fino a qui tutto bene, solo che suo figlio è un tipo alto e molto molto robusto con attacchi imprevisti di rabbia. Non fa in tempo a finire la frase che la porta si spalanca ed entra Amleto … preso da uno da quegli attacchi, inizia a legare i due ragazzi come capretti e come se non bastasse da lì a poco scoppia un incendio. Il figlio e la madre scappano, e Amleto fa in tempo solo a slegare i due che rimangono intrappolati in una botola sotterranea …

VOTO: 8,5

COMMENTO: il libro mi è piaciuto,  è stato abbastanza interessante perché racconta una storia molto bella. 

FRASE PREFERITA: Il circo era partito verso il mare e Amleto era partito con lui. Forse in quel momento sua madre gli stava parlando di noi e gli stava dicendo: “tu non sei cattivo, Amleto”. Proprio come ad un bambino.

PERSONAGGIO BUONO: Valentina.  Lei è il personaggio che mi è piaciuto di più. In Valentina mi rispecchio molto perché è davvero chiacchierona e vivace come me. A volte si preoccupa inutilmente, ma sa sempre dare il consiglio giusto al momento giusto. È un’amica fedele ed una ragazza in gamba.

AMBIENTE: l’ambiente principale in cui si è svolta la vicenda è su di una montagna nei pressi di Ivrea. Ci sono anche posti secondari come il circo e la casa di Valentina.

PERSONAGGIO NEGATIVO: nel libro non c’erano personaggi negativi.

TEMPI: la storia si svolge nel giro di due – tre giorni.

Autrice: G.D.

 

TITOLO DEL LIBRO: Will Moogley Agenzia Fantasmi "Hotel a cinque spettri"

AUTORE: Pierdomenico Baccalario 

ANNO EDIZIONE: 2008

AMBIENTI: La vicenda si svolge a New York in un albergo chiamato Agenzia Fantasmi, in modo ironico "Hotel a cinque spettri" invece di "Hotel a cinque stelle".

PERSONAGGIO CHE MI HA COLPITO DI PIù: Il personaggio che mi ha colpito di più è proprio il protagonista, Will Moogley, perchè nonostante fosse giovane sapeva assumersi le sue responsabilità, cioè quella di gestire un albergo ereditato da suo nonno che è un fantasma. E mi ha colpito anche perchè è divertente e buffo.

PERSONAGGIO PIU’ SGRADEVOLE: Non c'è stato nessun personaggio brutto perché tutti i personaggi di questo libro sono interessanti e divertenti!

TEMPI: Questo libro si svolge ai nostri tempi, infatti è molto moderno ma non specifica quanto dura vicenda.

TRAMA: Questo libro parla di un ragazzo molto giovane di nome Will Moogley, che ha ereditato l'albergo di suo nonno, il quale, riponendo la massima fiducia in lui, gli aveva lasciato l’intera responsabilità della gestione. All'inizio del libro si racconta di questo ragazzo che torna a casa dopo una lunga, piovosa e dura giornata. Will è molto arrabbiato e stanco e, trascinandosi appena fino alla sua poltrona bagnato fradicio, scopre che non c'è più la sua scorta di cioccolato. La sua stanza è in disordine con un sacco di giornali in giro. Per di più qualcuno comincia a fargli brutti scherzi, per esempio nell’ascensore dell’albergo.
Quando scende con l'intenzione di comprarsi del cioccolato vede sul "Corriere dello Spettro" (il giornale dedicato agli alberghi) che l'agenzia alberghiera di Scary Inn vuole ritrasormare e rinnovare un vecchio castello di New York in un albergo per ricchi in cerca di una vacanza da brividi. E in più sul Corriere c'era scritto che chi avrebbe organizzato al meglio questo albergo sarebbe stato premiato con una bella somma di denaro.
Will allora non perde l'occasione! Convoca suo nonno dall'aldilà (si stava divertendo a spaventare le persone sulla spiaggia delle Hawaii) per farsi dare qualche consiglio e una mano.

FRASE PREFERITA: la mia “frase” preferita è uno dei titoli del libro, "Hotel a cinque spettri". Non so perchè ma mi piace, magari sarà perchè è ironica.

COMMENTO: questo libro mi è piaciuto molto perchè è divertente ed è proprio un libro che si adatto per i lettori della mia età. Lo consiglierei volentieri a tutti i miei compagni.

VOTO: 9

Autrice : E.S.

mercoledì 6 maggio 2009

STORIA: Illuminismo 3. Dalle "Coffee Houses" all'Encyclopedie


Una straordinaria vivacità culturale

Al grande sviluppo culturale che si ebbe tra Seicento e Settecento contribuirono alcuni sovrani europei.

Essi, infatti, finanziarono le ACCADEMIE, istituzioni che avevano lo scopo di promuovere le scienze, la letteratura, le arti.

Venivano chiamati a farne parte gli studiosi più famosi, anche stranieri, con l’incarico di svolgere le loro ricerche e pubblicare periodicamente i risultati di queste.

In Francia e Inghilterra erano sorte importanti accademie già durante il Seicento: la ROYAL SOCIETY di Londra, per esempio, fondata nel 1660 da Carlo II Stuart e presieduta, dal 1703, dal grande scienziato Isaac Newton.

A partire dal Settecento, molti sovrani, desiderosi di dare prestigio e fama ai loro regni, seguirono l’esempio inglese (società scientifiche furono create a Brlino, San Pietroburgo, Stoccolma, Copenaghen…).

 

Ma non furono solo i sovrani a preoccuparsi del diffondersi della cultura. Nel “secolo dei Lumi”, infatti, cominciano a diffondersi spontaneamente associazioni culturali fondate da privati. Spesso queste associazioni accettavano soci di provenienza sociale differente (nobili, ecclesiastici, ma anche borghesi come medici, commercianti, avvocati, imprenditori…).

Per entrare a far parte di un’associazione bisognava pagare una quota di iscrizione. Questo denaro serviva per acquistare libri e riviste che, poco a poco andavano a formare una biblioteca. La spesa era vantaggiosa: i libri all’epoca erano prodotti molto costosi e un singolo individuo non poteva permettersi di acquistarne molti; entrando a far parte di un’associazione, invece, si poteva avere accesso ad una raccolta di testi più ricca, acquistata in comune con gli altri soci. Inoltre i libri erano spesso censurati perché giudicati pericolosi dai sovrani o dalle Chiese (per es. molti libri di Rousseau furono messi all’Indice e bruciati). Tuttavia molte opere circolavano clandestinamente. I testi proibiti in Patria potevano, inoltre, essere acquistati (non senza rischi) nei Paesi in cui la loro pubblicazione non era vietata.

Tra la fine del Seicento e il Settecento fanno la loro comparsa in Europa le prime RIVISTE; ce n’erano di diverso tipo: letterarie, d’arte, di politica, di economia…

Le associazioni erano luoghi ideali dove poter leggere e studiare, ma anche dove organizzare dibattiti e conferenze. Erano luoghi di incontro per persone che condividevano una passione e desideravano tenersi aggiornati e accrescere le proprie conoscenze.

Molte associazioni si occupavano soprattutto di argomenti scientifici che agli iscritti potevano anche interessare per apportare miglioramenti alla propria attività lavorativa (per esempio la scoperta di nuove tecniche per migliorare i rendimenti in agricoltura).

 

Uno dei simboli della vivacità culturale del Settecento è il CAFFE’. Questi luoghi erano dei circoli in cui era possibile assaggiare i prodotti provenienti dai possedimenti coloniali dei Paesi europei (come il caffè, appunto, ma anche il tè o la cioccolata). Ma erano anche luoghi di incontro in cui ci si ritrovava per fumare tabacco (altro prodotto di provenienza coloniale), leggere giornali o riviste, tenersi informati.

caffè parigino del Settecento:

si beve, silegge il giornale, si conversa...

Le prime notizie sul caffè si hanno in Europa a partire dal Cinquecento. Inizialmente l’uso del caffè era in voga solo tra gli aristocratici, diffusissimo in tutte le corti europee. Solo più tardi il suo uso entrò a far parte delle abitudini della borghesia.

Le Coffee House (caffetterie) erano non solo luoghi di svago, ma veri e propri centri culturali, tanto che a Londra venivano scherzosamente chiamate penny universities (università da un penny), perché il costo dell’ingresso, tazza di caffè compresa, era appunto di un penny.

I caffè volevano distinguersi dalle chiassose locande e osterie ereditate dal Medioevo e frequentate dalle classi popolari: si desiderava realizzare un ambiente sobrio, tranquillo dove poter conversare e studiare con serenità. Per questo molte Coffee Houses adottarono delle vere e proprie regole di comportamento per i frequentatori. Vediamone alcune affisse ad una Coffee House inglese nel 1674:

 

L’ingresso è libero ma prima, per favore osservate le seguenti regole di buona creanza. In primo luogo, signori e cittadini operosi siano allo stesso modo i benvenuti e siedano senz’altro gli uni accanto agli altri: qui nessuno è considerato per il proprio rango, ma ognuno occupi il primo posto libero e nessuno si alzi davanti a un altolocato per cedergli il suo posto.

Chi inizia un alterco (litigio) deve per punizione offrire da bere a ciascuno dei presenti.

Si dovranno evitare discussioni chiassose.

Per mantenere il locale tranquillo e lontano dalla vergogna, noi bandiamo (proibiamo) sia il gioco delle carte che i dadi ed ogni altro gioco d’azzardo.

 

Alcuni caffè divennero assai celebri: il Caffè Procope nel centro del quartiere universitario di Parigi fu un importantissimo luogo di discussione politica e letteraria. Sui tavoli del Caffè Lloyd di Londra, luogo di incontro di ricchi uomini d’affari, nacque una delle più celebri compagnie assicurative del mondo.

 

 

Una grande importanza dal punto di vista della vivacità della diffusione della cultura la ebbero anche i SALOTTI delle famiglie aristocratiche.

Un’usanza già diffusa in Francia dalla fine del Seicento voleva, infatti, che le nobildonne  più in vista aprissero i loro palazzi in determinati giorni della settimana per ricevere ospiti e conversare con loro. Era un’occasione mondana a cui erano invitati amici e conoscenti, magari accompagnati da illustri ospiti stranieri, m venivano con piacere accolti i più celebri studiosi del momento.

In queste serate si poteva parlare di tutto, dagli argomenti più frivoli e pettegoli a quelli più seri (religione, politica, scienza, cultura…). A volte il tema della serata doveva essere stabilito in anticipo. In altre occasioni venivano letti libri famosi.

Il ruolo fondamentale era quello della padrona di casa: doveva intrattenere gli ospiti, coinvolgerli nel dibattito.

Si trattava certamente di occasioni mondane, in cui le ricche e colte signore della nobiltà si sfidavano cercando di conquistare il prestigio nell’alta società, rubandosi gli ospiti più “di grido”, di organizzare le serate più originali. Ma erano certamente anche occasioni di incontro e scambio di idee tra intellettuali di tutta Europa

 

L’ ENCYCLOPEDIE

Se si vuole trovare un simbolo per riassumere i valori dell’Illuminismo, quello migliore, probabilmente è la grandiosa opera culturale organizzata da Denis Diderot (1713-1784) e Jean Baptiste d’Alambert (1717-1783), l’ENCICLOPEDIA.


Denis Diderot

I due intellettuali francesi (come già detto la Francia fu il cuore dell’Illuminismo) con la collaborazione dei migliori intellettuali dell’epoca, realizzarono una colossale opera di divulgazione culturale composta da 28 volumi (17 di testi scritti -11 di tavole illustrate) pubblicati tra il 1751 e il 1772.

Il sottotitolo dell’opera era Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri.  

L’ambizioso scopo del progetto era quello di dare ai lettori un resoconto esauriente di TUTTO IL SAPERE DELL’EPOCA: cercare di far conoscere i progressi delle scienze e della tecnica e dimostrare la loro utilità per migliorare l’esistenza degli esseri umani.

Per ogni disciplina affrontata venivano scelti come collaboratori gli studiosi più conosciuti ed esperti del tempo (parteciparono circa 160 autori). D’Alambert si occupò di matematica, Voltaire e Montesquieu di letteratura, Rosseau di musica, Buffon  di scienze, etc. etc.


Pagina di tavole ilustrate tratta dal'Encyclopedie

Furono trattati anche argomenti religiosi, economici e politici. In queste pagine si toccarono temi che stavano molto a cuore agli illuministi: la battaglia contro il fanatismo e l’intolleranza, la difesa per della libertà di critica e di espressione, la lotta contro i privilegi, la condanna dell’oppressione dei più deboli.

 

Proprio per questi motivi l’Enciclopedia  fu duramente attaccata dalle autorità politiche e religiose. Il papa Clemente VIII la condannò. La pubblicazione fu interrotta più volte per ordine del e di Francia Luigi XV e poté riprendere solo grazie all’appoggio di personaggi molto influenti a corte, come la marchesa di Pompadour, grande animatrice dei salotti parigini e amante del re.

Nonostante tutte queste difficoltà e il costo elevatissimo (equivalente allo stipendio annuale di un manovale), l’opera ebbe un successo straordinario: ne furono vendute 30.000 copie, moltissime per l’epoca.

 

Certamente a sottolineato un fatto importante. Gli ideali dell’Illuminismo raggiunsero solo una fetta particolare, ristretta e molto privilegiata della popolazione: coloro che sapevano leggere e scrivere e che erano abbastanza ricchi da potersi permettere il lusso di acquistare libri o iscriversi ad associazioni o accademie.

Tuttavia l’importanza dell’Illuminismo non va sottovalutata. L’abitudine a ragionare con spregiudicatezza e senza timore per le autorità su tutte le questioni riguardanti l’esistenza, l’abitudine a leggere, riflettere e discutere, rese più facile criticare la società ed esprimere proposte per migliorarla.

Questo atteggiamento rese possibile gli avvenimenti che, negli anni seguenti trasformarono radicalmente la storia dell’Occidente.