venerdì 17 aprile 2009

GEO-TECNICA. Viaggio in Belgio di G.C. - 1° tappa

Caro diario,
si parte! Oggi è il grande giorno. Sveglia alle 6.30, colazione veloce, chiudere le valigie, preparare le ultime cose e tutti in macchina: direzione aeroporto Milano Malpensa. Quest’anno io e i miei genitori abbiamo deciso, invece di andare come al solito al mare, di fare un viaggio in uno stato europeo. Io sono sempre stata attratta dal Belgio, senza un motivo particolare quindi abbiamo deciso di andarci. E’ la prima volta che vado in Belgio e sono veramente emozionata! A me piace molto viaggiare, visitare posti che non ho mai visto e scoprire cose nuove. Staremo via un settimana, dal 12 fino al 20 agosto. Abbiamo scelto proprio questo periodo dell’anno perché ci sono molte manifestazioni e possiamo anche visitare i luoghi naturali, oltre ai musei e alle città più belle. In valigia ho messo vestiti leggeri dato che le temperature sono nella media europea, la guida turistica, che non può mai mancare, e naturalmente tu, il mio diario su cui scriverò tutti i posti che visiteremo, le mie scoperte e le mie impressioni. L’aero è partito alle nove e in meno di due ore siamo arrivati all’aeroporto di Bruxelles. Abbiamo recuperato i bagagli e abbiamo aspettato il pullman che ci ha portato nel nostro albergo. E’ a quattro stelle. Si chiama Queen’ Annee e dista solo pochi minuti dal centro di Bruxelles. Il posto è molto accogliente e le camere e i servizi sono ottimi. Siamo arrivati in albergo verso le 12.00 e abbiamo pranzato. Nel pomeriggio ci siamo riposati, stanchi per il viaggio, e abbiamo guardato le guide turistiche per decidere i nostri itinerari. Ci sono un sacco di bei posti da visitare. Non vedo l’ora di iniziare questo viaggio!! Spero che ne resterò soddisfatta e che sia indimenticabile!

G.

13-08-09

Caro diario,
oggi è il primo giorno che visitiamo Bruxelles e abbiamo deciso di iniziare dal museo d’arte più famoso. Ci siamo alzati alle 8.00, abbiamo fatto colazione e abbiamo preso l’autobus che ci ha portati nella Place Royale. Il museo è noto come Musèes Royaux des Beaux-Arts ed è in realtà diviso in due musei: il musèe d’art ancien e il musèe d’art moderne. Abbiamo iniziato dal musèe d’art ancien che è il più grande fra i due. Contiene una vasta collezione di dipinti, sculture e disegni dal XV al XVIII secolo. La collezione è stata acquisita per mezzo di sequestri durante la Rivoluzione e nei depositi dello Stato francese; la collezione è sempre stata arricchita dalle acquisizioni ma anche da doni e lasciti di numerosi mecenati. Ci sono numerose opere di pittura fiamminga.
.


opera di Rubens,
pittore fiammingo del XVII sec.
(Musée d'art ancien)
.


Le più note sono “l’assunzione della vergine” di Pietre Paul Rubens (1610), “l’annunciazione” del maestro di Flemalle (1406-7), “la Madonna con Sant’Anna e un donatore francescano” di Hugo van Goes (1470), il “censimento di Betlemme” di Pietre Brughel (1610) e molte altre. Quella che mi è piaciuta di più è stata “l’assunzione della vergine” di Pietre Paul Rubens. Questo pittore fu il principale esponente dell’arte barocca in Europa e fuse la precisione fiamminga con il talento italiano. In questo dipinto, ci ha spiegato la guida, lui attenua i colori per far risaltare il vestito blu della Vergine che sta in alto al centro, ed è circondata da angeli. In basso sono presenti degli uomini che la guardano. Il dipinto è stato realizzato nel 1610. Questo quadro mi è piaciuto molto per i soggetti e i magnifici colori utilizzati che fanno risaltare la Madonna. Dopo la visita al Musee d’art ancien abbiamo visitato il Musee d’art moderne. Il museo ospita opere dal XIX secolo a oggi. Le opere più famose sono “scheletri in lotta per un’aringa marinata” di James Ensor (1891), la “veduta su Londra” di Emile Claus (1917), “il mercato delle arance di Blidah” di Henri Evenpoel (1898), la “composizione” di Pierre Luois Flonquet (1921) e “donna drappeggiata sui gradini”. L’opera che mi è piaciuta di più è stata quello di Emile Claus “veduta su Londra”. L’artista sviluppò insieme ad altri artisti una variante dell’impressionismo chiamata luminismo. Il belga Clous si rifugiò a Londra e il suo interesse per gli effetti della luce attraverso la nebbia umida si ritrova in questo quadro. Il quadro mostra un uso della luce volto a dare un acuto senso di realismo. E’ un opera del 1917.
.

dipinto di Renè Magritte,
pittore belga del XX sec.
(Musée d'art moderne)
.

Visitare questi due musei mi è piaciuto molto soprattutto perché fanno capire bene come l’arte si sia evoluta e sia cambiata. Abbiamo finito di visitare il museo a mezzo giorno e siamo andati a mangiare in un ristorante internazionale. Qualche giorno vorrei anche provare a mangiare qualche specialità del posto. Nel pomeriggio abbiamo fatto un giro per i negozi nella Rue Neuve, dove ci sono molti magazzini e negozi delle marche più famose. Il magazzino più importante si chiama Inno ed ha molti negozi di vario genere. Ci abbiamo fatto un giro ed è bello, ma non come quelli inglesi o americani. Dopo il nostro shopping siamo tornati in albergo e abbiamo cenato. Domani visiteremo altri posti nuovi: non vedo l’ora!

14-8-09
Caro diario, oggi abbiamo deciso di visitare l’ Atomium. Ci siamo svegliati presto e abbiamo preso subito il pullman che ci ha portato lì. L’Atonium è una costruzione in acciaio, consistente in 9 sfere che rappresentano un cristallo di ferro ingrandito 165 miliardi di volte. L'Atomium venne costruito in occasione dell'Expo '58, l'Esposizione Universale di Bruxelles del 1958. Progettato dall'architetto André Waterkeyn, in origine doveva rimanere allestito solo 6 mesi. Il monumento ha un'altezza totale di 103 metri. Le sfere, che hanno un diametro di 18 metri, sono collegate da scale mobili e da scale dalle quali, tramite finestre ed oblò, è possibile guardare le altre sfere o il panorama sottostante. E’ un simbolo molto importante per la città. All’interno c’è anche un piccolo museo. Noi siamo andati nelle sfere ed è stato molto bello perché si vedeva un bel panorama ed era bello essere lì, in alto, in un atomo di un cristallo di ferro ingrandito 165 miliardi di volte!! E’ stata un’esperienza indimenticabile!
.

.
Dopo aver visitato questo fantastico posto siamo andati a mangiare in un ristorante e abbiamo assaggiato delle pietanze tipiche del Belgio. Io ho preso il Choesel cioè animelle fresche con salsa di panna e di verdura, lo Witloof, cicoria brasata avvolta nel prosciutto. Ho preso anche un purè di patate e verdure chiamato stoemp. Io preferisco la cucina italiana, ma neanche quella belga è poi male. Come dessert ho scelto un dolce al cioccolato Belga, molto famoso e considerato il migliore del mondo. L’industria del cioccolato in Belgio prese il via nell’anno 1880. Si produce cioccolato ripieno di noci, crema o cioccolato fondente e ricoperto di cioccolato al latte. Nel pomeriggio siamo andati a visitare l’ arco di trionfo che si trova nel Parc du Cinquantenaire. Fu terminato nel 1905 e si ispira a quello parigino. Ha tre porte principali e numeroso statue sulla sommità. Le ampie aree poste sui lati dell’arco sono diventati dei musei ma prima erano usati per manifestazioni e fiere. Fu costruito per le celebrazioni dell’indipendenza. E’ molto bello e anche il parco, che abbiamo visitato successivamente è molto tranquillo e ricco di alberi. Dopo la visita all’arco di trionfo siamo tornati in albergo per la cena e per un meritato riposo.

15-8-09

Caro diario,
oggi è stata proprio una giornata speciale. Nella Grand Place, nel centro della città, si è tenuta una famosa manifestazione: la “tapis des fleurs”. L’intera piazza è stata coperta da un tappeto di fiori freschi. Questa festa è in onore dell’industria dei fiori di Bruxelles. Noi siamo arrivati lì per le 10.30. E’ stata una sorpresa bellissima! Noi la abbiamo ammirata dal balcone del municipio che era aperto al pubblico. La grande piazza era ricoperta da bellissimi fiori colorati che formavano un tappeto che la ricopriva completamente (1860 mq)! Milioni di fiori multicolori in una fantastica piazza. La composizione rievocava una scena storica. Questa tradizione risale al 1971. Il soggetto cambia ogni edizione ed ci vuole sempre molto tempo per preparare tutto. Questo disegno è l'opera di orticultori di Gent, gran specialisti nella cultura di begonie. Questi fiori producono un'infinità di sfumature di colori vivaci e brillanti. Si tiene ogni due anni e siamo stati molto fortunati ad assistervi!
.

.
Ci siamo fermati nella Grand Place fino alle 12.30 e poi siamo andati a prendere qualcosa da bere in un bar. Qui ho scoperto una cosa nuova: il Belgio produce più birra di qualunque altro paese, in una varietà incredibile di stili e sapori. Il bar dove siamo andati, che non era molto grande, ne aveva ben 30 varietà. Le aziende producono addirittura 400 tipi diversi di birra! Dopo siamo tornati in albergo, abbiamo pranzato nel pomeriggio ci siamo riposati ripensando alla fantastica esperienza della mattinata.



CARTOLINA



CIAO LINDA!! IO SONO A BRUXELLES, LA MAGNIFICA CAPITALE DEL BELGIO! E’ UN POSTO VERAMENTE FANTASTICO! HO VISTO UN SACCO DI NUOVI POSTI, HO SCOPERTO MOLTE COSE NUOVE E MI STO DIVERTENDO TANTO!! NON VEDO L’ORA DI INCONTRARTI PER RACCONTARTI TUTTO!!! CIAO!!! A PRESTO. G.

mercoledì 15 aprile 2009

Geografia: Economia dei Paesi scandinavi


Islanda

La forte crisi economica globale del 2008 ha portato l'Islanda al crack finanziario: prima di questi eventi l'economia islandese era piccola ma ben sviluppata, con un reddito procapite tra i più alti del pianeta.
L'agricoltura islandese è ostacolata dal clima
. I terreni destinati alle coltivazioni agricole (principalmente rape e patate) coprono appena l’1% della superficie del paese; a causa delle condizioni climatiche, fin dal 1945 sono state create serre riscaldate con l’energia geotermica, in cui sono coltivati principalmente frutta esotica, ortaggi e fiori. Parte dei terreni erbosi è sfruttata per il pascolo e l’allevamento del bestiame (soprattutto ovini e mufloni), che contribuisce al settore primario con la produzione di latticini, lana e uova.
La pesca e l’industria di trasformazione ittica costituiscono la maggiore risorsa economica dell’Islanda. Il pescato annuale è costituito per due terzi da merluzzi e capelan e da notevoli quantitativi di crostacei, aringhe e salmoni rossi, lavorati nelle industrie conserviere dei principali centri della costa. In seguito alle pressioni internazionali, l’Islanda ha sospeso la caccia alle balene nel 1989; nel 2006 ha tuttavia annunciato l’intenzione di riprenderla.
Il paese ha poche risorse minerarie. L'Islanda possiede anche un grande apparato industriale, attivo in vari settori ma soprattutto sul settore della lavorazione del pesce e della metallurgia (soprattutto per quanto riguarda la lavorazione dell’ alluminio).
In seguito alla crisi finanziaria ed economica la disoccupazione è passata dal minimo storico dell'1% nel 2008 all'8,2% del Febbraio 2009.
Grazie alle fonti idroelettriche e geotermiche, le società energetiche forniscono all'Islanda più del 70% dell'energia necessaria agli abitanti. Il 99,9% dell'energia elettrica viene generata da fonti rinnovabili; il Parlamento Islandese nel 1998 ha deciso di eliminare tutti i combustibili fossili (petrolio, carbone…) dall'isola e di ottenere solo mezzi di trasporto a idrogeno: entro il 2050, l'Islanda sfrutterà solo energia rinnovabile.

centrale geotermica


Danimarca

Il 52,9% del territorio danese è coltivato (2005). La principale coltura è costituita da cereali, soprattutto frumento, orzo, avena e segale. Rilevanti sono anche le colture di barbabietola da zucchero, di patate e ortaggi. L’agricoltura, una delle più avanzate del mondo per il livello tecnico raggiunto, è praticata perlopiù in appezzamenti di piccole dimensioni e in aziende a conduzione familiare, in base alle disposizioni volute dallo stesso governo che scoraggia la fusione dei poderi in proprietà di più grandi dimensioni.
Di notevole rilevanza per l’economia del paese è l’allevamento, in particolare di suini, bovini e cavalli, che alimenta l’industria lattiero-casearia e della lavorazione delle carni, i cui prodotti sono in grande misura destinati all’esportazione.
Un’ulteriore risorsa è rappresentata dalla pesca, soprattutto di merluzzo, salmone e aringhe.

Tra le principali risorse della Danimarca vi sono il petrolio e il gas naturale: abbondanti giacimenti sono situati nel Mare del Nord, al largo delle coste danesi; il paese provvede perciò autonomamente alla metà circa del suo fabbisogno energetico. Le importazioni di energia provengono per gran parte dalla Svezia. Numerosi i minerali presenti nel paese.

L’industria danese è attiva soprattutto nei settori agroalimentare (in cui spicca la produzione di birra, si pensi a marche famose nel mondo come Tuborg, Ceres e Carlsberg), della lavorazione del tabacco, siderurgico, metallurgico, chimico, farmaceutico, meccanico, elettrico e dei trasporti.
I principali prodotti d’esportazione sono bestiame e prodotti alimentari, in particolare salumi, latticini e birra; le importazioni comprendono invece macchinari, metalli, carburanti, beni di consumo.

I trasporti danesi avvengono in prevalenza via mare: servizi di traghetti consentono collegamenti tra lo Jutland e le numerose isole del paese, mettendo in comunicazione la Danimarca con Germania, Svezia, Gran Bretagna e Norvegia. I collegamenti sono inoltre assicurati dalla presenza di numerosi ponti: i principali uniscono lo Jutland all’isola di Fionia e le isole di Sjælland e Falster. Dal 1° luglio 2000 Copenaghen è collegata a Malmö, in Svezia, da un ponte-galleria sottomarina che attraversa l’Øresund.

Curiosità:
Uno dei prodotti industriali danesi più famoso ed esportato al mondo è il LEGO, la cui prima fabbrica fu aperta nella piccola cittadina di Billund (vedi articolo sotto).


La Lego abbandona la Danimarca
Drastiche misure per contenere i costi di produzione dei celebri mattoncini. 900 posti di lavoro spostati in Messico e Repubblica ceca

BILLUND, (Danimarca) - "Smontate la Lego" non è l'invito di una madre o di una maestra d'asilo, che chiami figli o alunni a riporre gli adorati mattoncini, ma piuttosto la direttiva che il management della compagnia ha indicato come unica via per salvare il gruppo dai crescenti costi di produzione. Proprio alla vigilia di Natale l'industria di Billund, nel cuore della Danimarca, ha annunciato l'intenzione di spostare progressivamente tutte le attività produttive verso la Repubblica Ceca e il Messico. Nel 2009 la migrazione dovrebbe essere completa e non un solo mattoncino sarà più prodotto nel paese scandinavo. Le ragioni economiche della scelta sono evidenti, e il processo di delocalizzazione verrà condotto gradualmente per attutire le ripercussioni sulla cittadina, dove cinque anni fa quattromila persone, su un totale di trentamila abitanti, lavoravano nella fabbrica di giocattoli. Eppure, guardando al passato della Lego, un sentimento di perdita e delusione affiora comunque nell'animo di chiunque abbia mai giocato con i famosi cubetti a incastro.

COME IN UNA FIABA - L'infanzia del Lego sembra uscita da un racconto di Andersen, con un povero carpentiere di nome Ole K. Christiansen che, nel secondo dopoguerra, crea un giocattolo semplice ma ricco di originalità, con cui i bambini possono dar forma ai loro sogni usando un materiale quanto mai economico: l'acetato di cellulosa. Negli anni '50 il concetto si raffina ulteriormente finché il figlio di Christiansen, Gotfried, nel 1963 introduce una nuova materia prima (plastica) e uno standard valido ancora oggi, che permette ai bambini del 2000 di incastrare i propri Lego con quelli di mamma e papà. Da allora ci sono state continue innovazioni e ampliamenti, con la creazione di differenti linee di prodotto, l'inaugurazione di parchi a tema in quattro diverse nazioni, concorsi per le costruzioni più ardite e originali e, ultimamente, la trasformazione dei Lego in giocattoli hi-tech, con l'adozione di microchip e collegamenti Bluetooth.

SCELTA DOLOROSA – Adesso, a dispetto dei recenti incrementi nelle vendite, anche quel mondo di creatività e fantasia che la Lego ha sempre cercato di incarnare deve chinarsi alle impietose leggi della globalizzazione. Chissà se, oltre ai macchinari e ai posti di lavoro, la Lego riuscirà a portare, in Boemia come in Messico, anche un poco di quella magia che per sessant'anni ha accompagnato i piccoli, multiformi blocchetti per costruzioni.
Paolo Marcenaro
20 novembre 2006



Norvegia

Nel corso del XX secolo si è assistito nel paese a una notevole espansione industriale, grazie soprattutto alla
disponibilità di energia idroelettrica e allo sfruttamento dei giacimenti petroliferi rinvenuti al largo della costa (giacimenti off shore). I norvegesi hanno un livello di vita tra i più elevati al mondo e il paese è economicamente tra i più competitivi.
A causa della configurazione montuosa del territorio, del clima e della povertà dei suoli,
solo il 2,8% della superficie della Norvegia è coltivato. Le colture cerealicole sono principalmente orzo, avena e frumento; altro prodotto rilevante sono le patate. Nelle regioni orientali e settentrionali, le meno fertili, le attività primarie prevalenti sono l’allevamento (ovini, bovini e suini) e la produzione lattiero-casearia.

Il 30,7% (2005) del territorio norvegese è coperto da
foreste che alimentano una cospicua industria del legno e dei suoi derivati.

Rilevante la produzione della
pesca, sia di mare che d’acqua dolce. Fin dagli anni Settanta il governo ha sostenuto lo sviluppo di allevamenti ittici (acquacoltura), soprattutto di salmoni e di trote. La nutrita flotta di pescherecci del paese si spinge spesso fino ai margini dell’isola di Terranova (Canada). Il settore, particolarmente fiorente, è basato sulla pesca del merluzzo, dello sgombro, dell’ aringa e dei gamberi. Un’altra attività importante è la caccia alla balena.


La Norvegia è il
principale produttore di petrolio dell’Europa occidentale. L’esportazione di petrolio costituisce il 63,6% (2004) delle esportazioni totali. Il paese avviò le prime estrazioni petrolifere nel 1971.
Altra importante risorsa mineraria è il
gas naturale: nel 2003 il paese ne ha prodotti 73,4 miliardi di m³. Altri prodotti minerari del ricco sottosuolo norvegese sono il ferro, il carbone, lo zinco, il titanio e il rame. I principali giacimenti di ferro si trovano vicino al confine con la Russia. La Norvegia è tra i primi produttori di energia idroelettrica.

piattaforma petrolifera nel Mare del Nord

Disponendo di energia elettrica in grandi quantità e a costi contenuti, il
settore industriale è sviluppato soprattutto nella siderurgia e nella metallurgia, i cui processi produttivi richiedono abbondanti risorse energetiche.
Il settore cantieristico (
costruzioni navali) un tempo fiorente, entrò in crisi verso la fine degli anni Settanta, quando l’industria conobbe un periodo di recessione (declino) che costrinse molti cantieri navali a diversificare la produzione verso il settore dei macchinari per l’estrazione di petrolio e di gas off-shore. Oggi i comparti di rilievo sono quelli meccanico, tessile, alimentare e della produzione e lavorazione della carta.
La composizione e le destinazioni delle esportazioni norvegesi cambiarono radicalmente negli anni Settanta, quando iniziò lo sfruttamento delle
riserve petrolifere e di gas naturale del Mare del Nord, prodotti di cui la Norvegia è attualmente il principale esportatore europeo (con l’esclusione della Russia). Altri prodotti esportati su vasta scala sono i componenti meccanici, l’alluminio, il ferro, l’acciaio, i prodotti chimici, i prodotti cartari e quelli alimentari, prevalentemente ittici.

Svezia

L'economia del paese è basata principalmente sulle
risorse forestali, sui ricchi giacimenti di minerali ferrosi e sulle abbondanti risorse idriche.
Il paese gode oggi di uno degli standard di vita più elevati del mondo.
La
percentuale di territorio coltivato è assai limitata, equivalendo, nel 2005, al 6,6% del totale. Nonostante ciò, grazie all’utilizzo di tecnologie avanzate, l'agricoltura è una voce importante per l'economia. La maggior parte dei raccolti è destinata al mercato interno: i principali prodotti sono la barbabietola da zucchero, il frumento, l’orzo e le patate.
L’allevamento bovino, che alimenta l’industria lattiero-casearia, è particolarmente fiorente. Tipico della Svezia è l’allevamento delle renne e degli animali da pelliccia.
Con il
67,1% del territorio coperto di foreste, è intuibile come la Svezia possieda le maggiori riserve di legname dell'Europa occidentale e sia uno dei principali paesi produttori di articoli in legno. Le foreste più produttive si trovano nelle zone montuose settentrionali, mentre gli stabilimenti per la lavorazione del legno si concentrano lungo la costa del golfo di Botnia. Alcuni fiumi che sfociano nel golfo sono utilizzati per il trasporto dei tronchi alle segherie e per la fornitura energetica delle stesse.

La produzione della
pesca è considerevole: l’aringa, il merluzzo e il tonno sono i prodotti principali del settore.
La produzione mineraria è importante per l'economia del paese. Vasti giacimenti di minerali di
ferro si trovano nella Svezia centrale e settentrionale. Sono inoltre presenti riserve di piombo, argento, rame, zinco, oro, petrolio, uranio e piriti. La Svezia possiede il 15% circa delle riserve mondiali di uranio.

L'industria svedese, che negli anni Ottanta del Novecento conobbe un considerevole sviluppo, si basa sulla buona disponibilità di materie prime e di mano d'opera specializzata. I settori maggiormente sviluppati sono quelli della produzione dell’acciaio.
Altre industrie di rilievo sono quelle dell'alluminio, del piombo, del rame, dei
veicoli commerciali (Volvo, Saab), delle macchine per l'industria, del materiale elettrico ed elettronico (Ericsson), del legno, della carta, del cemento, dei mobili (IKEA), del vetro, dei prodotti chimici, petroliferi e tessili, dell’abbigliamento, degli aerei e delle navi. I principali centri industriali del paese sono Stoccolma, Göteborg , Malmö.


I principali prodotti d’esportazione sono quelli derivati dal legno, macchine per l'industria, veicoli, ferro e acciaio, prodotti chimici e navi.
Il
turismo è un settore in crescita: le maggiori attrattive sono, oltre alla capitale, le estese foreste della Lapponia, dove si possono ammirare il sole di mezzanotte e l’aurora boreale.

Finlandia

In rapporto ai suoi abitanti l’economia finlandese è una delle più ricche del mondo. La sua è un’economia basata sulla conoscenza, che conta una spesa in ricerca e sviluppo tra le più alte al mondo. La scuola finlandese è stata recentemente giudicata la migliore al mondo.
Il forte settore industriale del paese si sviluppò velocemente subito dopo la seconda guerra mondiale, soprattutto in relazione al fabbisogno della vicina Unione Sovietica, fino agli anni Ottanta principale partner commerciale della Finlandia. L’industria, già alla fine degli anni Sessanta impiegava più manodopera di quella occupata in attività agricole e forestali, che ancora oggi costituiscono il settore trainante dell’intero sistema economico e rappresentano una cospicua parte delle esportazioni del paese.
I
terreni coltivabili sono limitati esclusivamente alle fertili regioni costiere (il 7,3% del territorio totale), ma l’agricoltura è molto redditizia. I principali prodotti sono l’orzo, la barbabietola da zucchero, l’avena e la patata. Di una certa rilevanza per l’economia è anche l’allevamento di bovini, suini, renne e animali da pelliccia.
La principale fonte di ricchezza è rappresentata dall’ingente
patrimonio forestale, composto soprattutto da pini, abeti, abeti rossi e betulle.
La
pesca in mare e, in minor misura, nei laghi, soddisfa essenzialmente il mercato interno.

La Finlandia tutela con aree protette solo il 3,1% (2004) della superficie totale del suo territorio: un valore molto basso se confrontato con quello degli altri stati europei, rispetto ai quali detiene però il
primato del paese più densamente coperto di foreste (73,9% del territorio nel 2005). Lo sfruttamento forestale è una risorsa di primaria importanza per il Paese: circa il 70% dei suoi prodotti (carta, cartone, prodotti lavorati, segati di legno, compensato, pasta legno) viene infatti esportato; complessivamente da questo settore deriva il 36% del totale delle esportazioni del paese.
Significativa nella regione è la produzione di ferro, rame, zinco, cromo e cobalto.
Nel 2003 l’11,7% dell’energia elettrica era fornito da
impianti idroelettrici e il 27,1% era prodotto dai quattro impianti nucleari presenti nel paese.

Nell’
industria, fondamentali sono i settori della lavorazione del legno e della produzione della carta e della cellulosa. Rilevanti sono anche i comparti tessile, chimico, metallurgico e della cantieristica (specializzata nelle navi rompighiaccio, nelle navi da crociera di lusso, nei sottomarini per uso civile e nelle piattaforme galleggianti per la trivellazione del petrolio).

Nave rompighiaccio: la cantieristica navale è uno dei settori di punta dell'industria finlandese

Di recente affermazione ma di livello altamente concorrenziale sono i settori dell’ elettronica e delle telecomunicazioni, che alimentano le esportazioni. Basti qui citare la più conosciuta delle aziende finlandesi, la Nokia, colosso mondiale delle telecomunicazioni.


Il
turismo è un settore in discreta crescita, in particolare in Lapponia.
Nel paese è stato realizzato un articolato sistema di canali che, collegando tra loro numerosi laghi e consentendone lo sbocco in mare (golfo di Finlandia), costituisce una fondamentale rete di trasporto per l’industria del legno: circa 6.600 km di corsi d’acqua interni sono infatti navigabili.


giovedì 2 aprile 2009

STORIA: Il Seicentro tra scienza e religione. Il caso di Galileo


A partire dal Rinascimento la cultura europea subisce una profonda trasformazione.
Gradualmente cambia l’atteggiamento degli studiosi: per capire il mondo essi non si accontentano più di consultare e interpretare i libri antichi. Si comprende che per scoprire i segreti della natura è necessario:
1) Osservare direttamente l’oggetto di studio (il cielo, il corpo umano…)
2) Formulare delle ipotesi dedotte dalle osservazioni
3) Cercare di dimostrare l’esattezza delle proprie ipotesi attraverso degli esperimenti.


Nicolò Copernico
Poco prima di morire, nel 1543, l’astronomo polacco Nicolò Copernico pubblicò la sua opera più importante: De rivolutionibus orbium celestium (La rivoluzione dei corpi celesti). Le idee esposte da Copernico capovolgevano le convinzioni radicate da tanti secoli nella cultura europea.
Il filosofo greco Aristotele e lo scienziato Tolomeo avevano affermato che la Terra, immobile, si trovava al centro dell’Universo e che attorno ad essa ruotavano il Sole e tutti i pianeti, ciascuno all’interno di un proprio cielo. Si pensava quindi che l’Universo somigliasse a una sfera che racchiudeva al proprio interno altre sfere più piccole, ognuna sede di un pianeta diverso.
La teoria copernicana sosteneva invece che al centro dell’universo stava il Sole e la Terra, insieme a tutti gli altri pianeti, ruotava intorno ad esso.
Questa teoria sembrò allora assurda e pericolosa. I primi a condannarla furono Lutero e Calvino, in quanto queste idee contraddicevano le Sacre Scritture, mentre i due riformatori si battevano proprio per dimostrare che l’unica fonte di verità era proprio la Bibbia.
La Chiesa cattolica reagì più tardi, ma fu altrettanto severa. Il libro di Copernico fu infatti inserito nell’Indice dei Libri Proibiti. In effetti la teoria dello scienziato polacco sollevava domande difficili per una cultura così profondamente cristiana come quella dell’epoca: se la Terra non era il pianeta più importante, allora perché Dio l’avrebbe scelta per mandavi suo figlio a salvare gli uomini?
Le intuizioni di Copernico vennero in seguito perfezionate da altri studiosi, come il tedesco Keplero e l’italiano Galileo Galilei.


Galileo Galilei (1564-1642)

Galileo nacque a Pisa. Si appassionò dello studio della matematica e insegnò questa disciplina nell’Università della sua città, prima, poi, per ben 18 anni nell’ Università di Padova, una delle più all’avanguardia d’Europa nel campo degli studi scientifici. Concluse infine la sua carriera come scienziato di corte presso i Medici di Firenze.
Galileo sosteneva che per uno scienziato la cosa più importante non era ripetere a memoria ciò che gli antichi avevano già scoperto. Bisognava invece osservare in prima persona i fenomeni del mondo circostante. Galileo era solito dire che “L’Universo è come un grande libro aperto davanti ai nostri occhi. Occorre imparare la lingua in cui questo libro è scritto”. Secondo Galileo questa “lingua” era quella della matematica e della geometria, le scienze secondo lui più importanti, perché capaci di svelarci i misteri della natura.

Il metodo sperimentale
Secondo Galileo dovevano seguire un metodo preciso, per applicare il quale era necessario un lavoro lungo e paziente.
Innanzi tutto era necessario osservare attentamente un fenomeno naturale.
Dall’osservazione di tale fenomeno lo scienziato poteva ricavare delle idee, delle teorie, darsi una spiegazione.
Tuttavia ciò non era ancora sufficiente. Prima di considerare valide le teorie formulate in seguito all’osservazione, gli scienziati dovevano controllarne più e più volte la validità attraverso una serie di esperimenti.
Solo la conferma data dall’esperienza pratica poteva confermare definitivamente la validità della teoria.

Dal cannocchiale al telescopio e al microscopio
Il cannocchiale era stato inventato da un occhialaio olandese nel 1608.
Poco dopo Galileo, per primo, ebbe l’idea di puntarlo verso il cielo per fare le prime osservazioni astronomiche. Fu il primo, insomma, ad utilizzarlo come un telescopio.
In questo modo Galileo fece delle scoperte sensazionali: si accorse che sulla superficie della Luna esistevano pianure e montagne, che su quella del Sole esistevano delle macchie (le macchie solari); fu inoltre il primo ad accorgersi dell'esistenza della Via Lattea.
Nel 1610 notò che intorno al pianeta Giove ruotavano quattro satelliti, prima sconosciuti.
Questa scoperta fu importantissima, perché dimostrava che la teoria di Copernico era esatta, mentre Aristotele e Tolomeo si sbagliavano. Infatti, se era vero che quattro satelliti ruotavano intorno a Giove, non aveva senso sostenere che tutti i corpi celesti ruotavano intorno alla Terra.




osservazioni al telescopio nel laboratorio di Galileo


Oltre ad usare il cannocchiale per osservare il cielo, Galileo lo modificò in modo da ingrandire oggetti vicini, ma piccolissimi. Costruì, insomma, uno dei primi microscopi. A proposito delle osservazioni fatte con questo strumento scriveva:
“Io ho contemplato moltissimi anima lucci con infinita ammirazione: tra i quali la pulce è orribilissima, la zanzara è bellissima: e con gran contento ho veduto come facciano le mosche e altri anima lucci a camminare attaccati a’ specchi ed anche di sotto in su”.

Le polemiche e la condanna
Le opere di Galileo si diffusero con grande successo.
Tuttavia presto arrivarono anche le polemiche e i problemi.
Molti studiosi, infatti, nonostante le dimostrazioni di Galileo, rimanevano attaccati alla tradizione (Aristotele, Tolomeo, la teoria geocentrica).
Nel 1616 anche la Chiesa condannò come eretica la teoria eliocentrica (copernicana) sostenuta da Galileo. Lo scienziato pisano fu severamente ammonito: doveva smettere di sostenere e diffondere una teoria contraria a quanto scritto nella Bibbia.

In realtà Galileo non voleva dire che nella Bibbia fossero scritte menzogne. Sosteneva che la religione e la scienza avessero compiti diversi. La Bibbia contiene delle verità spirituali utili per farsi guidare verso la salvezza dell’anima. Per aiutare le persone a comprendere queste verità, la Bibbia talvolta usa un linguaggio fantasioso, quasi favolistico, facilmente comprensibile dal popolo. Non è il compito delle Sacre Scritture,quindi, spiegare come è fatto l’Universo.
Per capire la Natura è necessario che gli uomini si servano della propria intelligenza.

Nonostante ciò, la sua opera Dialogo sopra i due massimi sistemi, in cui parlava dei sistemi tolemaico (geocentrico) e copernicano (eliocentrico), sostenendo la validità di quest’ultimo, gli costò molto cara. Nel 1633 fu infatti chiamato di fronte al Tribunale dell’Inquisizione. Galileo fu costretto ad abiurare (ammettere l’errore, condannare le proprie opere) le sue teorie. Ciò nonostante fu comunque condannato al carcere a vita. La pena venne poi commutata (cambiata) negli arresti domiciliari presso la casa dello scienziato ad Arcetri, vicino a Firenze.

Ormai in Italia, paese che, con il Rinascimento aveva dato inizio al rinnovamento della cultura, non c’era più spazio per la libertà della ricerca scientifica.
Un'indagine sulla condanna dell'astronomo, con la richiesta di cancellarla, fu ordinata nel 1979 da papa Giovanni Paolo II e si concluse nell'ottobre del 1992 con il riconoscimento, da parte della commissione papale, dell'errore del Vaticano.

Scienza e religione nel Seicento
Questi fatti avvennero dopo il Concilio di Trento. La Chiesa, scossa dalla Riforma protestante, aveva deciso di reagire in maniera durissima contro qualsiasi tipo di minaccia rivolta contro la sua autorità. Per impedire che si diffondessero idee contrarie ai suoi insegnamenti aveva messo sotto stretto controllo la cultura (censura, Indice dei libri proibiti).
La Chiesa temeva che, se avesse lasciato che idee di Galileo circolassero liberamente, presto sarebbe diventato normale criticare le Sacre Scritture e magari smettere di obbedire alle autorità religiose.
Galileo accettò di rinnegare pubblicamente le idee in cui credeva perché sapeva di correre rischi gravissimi.
Alla fine del ‘500 il Tribunale dell’Inquisizione aveva condannato le idee del filosofo Giordano Bruno, un ex frate domenicano. Questi, a differenza di Galileo, si era rifiutato di ritrattare. Di conseguenza, nel 1600, fu arso vivo sul rogo a Roma.
Il filosofo calabrese Tommaso Campanella, per evitare la condanna al rogo per eresia, si finse pazzo, ma rimase comunque chiuso in carcere per 27 anni.

monumento a Giordano Bruno, eretto in piazza Campo dei Fiori a Roma, luogo della sua esecuzione


Maggior libertà si respirava invece in alcuni paesi protestanti, soprattutto in Olanda e in Inghilterra. Qui infatti gli scienziati avevano una libertà molto maggiore di esprimere le proprie idee, cosa che contribuì fortemente al progresso e alla modernizzazione di queste nazioni.



Rembrant (pittore olandese): lezioni di anatomia del dottor Tulp.

L'Olanda divenne nel 600 uno dei paesi più all'avanguardia nella ricerca scientifica


In ogni caso, nonostante le difficoltà, il 600 fu un secolo di straordinarie scoperte scientifiche:
in medicina l’inglese William Harvey (che fu studente a Padova dove apprese il metodo galileiano) studiò l’attività del cuore e scoprì la circolazione del sangue; Evangelista Torricelli, un allievo di Galileo, inventò il barometro; il francese Blaise Pascal inventò la prima calcolatrice; l’inglese Isaac Newton completò gli studi di Copernico e Galileo, confermandone la validità; inoltre formulò la legge di gravitazione universale (legge di gravità) che spiegava i movimenti dei corpi celesti nell’Universo.

Evangelista Torricelli nel suo laboratorio

lunedì 30 marzo 2009

la biblioteca della 2°C - parte 2


I diritti del lettore
secondo Daniel Pennac


1. Il diritto di non leggere (spiacente... questo non ve lo concedo!)
2.Il diritto di saltare le pagine
3.Il diritto di non finire il libro
4.Il diritto di rileggere
5.Il diritto di leggere qualsiasi cosa
6.Il diritto di leggere ovunque
7.Il diritto di spizzicare
8 .Il diritto di leggere ad alta voce
9 .Il diritto di tacere


TITOLO: Arthur e la guerra dei due mondi
.
AUTORE: Luc Besson, nato a Parigi nel 1959. Da piccolo voleva fare l’astronauta o il subacqueo. Ma poi si appassiona al cinema tanto da trasferirsi a Hollywood. Tra i suoi film più celebri Nikita (1990), Léon (1997), Giovanna d’Arco (1999) e Angel-A. Nel 2007 sono diventate un film anche le prime due avventure di Arthur.
.
ANNO DI PUBBLICAZIONE: Il libro è stato pubblicato nel 2007
.
GENERE: avventura
.
TRAMA: Arthur è rimasto rinchiuso nel mondo dei Minimei, alto appena due millimetri, insieme alla principessa Selenia e al principino Betameche. Al suo posto è andato nel mondo degli umani Maltazard, il principe delle tenebre. Maltazard vuole conquistare tutto il mondo ed essere il padrone assoluto. Arthur trova un modo per risalire in superficie e recupera il liquido che lo fa tornare alle sue dimensioni normali. Durante lo scontro finale tra Maltazard e Arthur appare un colpo di scena inaspettato da parte del figlio di Maltazard…
.
UN PERSONAGGIO: Selenia è la principessa dei Minimei, prima figlia del re. È bellissima, alta, con i capelli rossi e un viso perfetto. È una guerriera brava e molto valorosa. È piena di energia e non si abbatte mai. Ed è perdutamente innamorata del suo principe Arthur.
Frase più bella e perché: “A vincere senza pericolo si trionfa senza gloria”. Questa frase mi è piaciuta molto perché a vincere senza merito non si ha nessun trionfo, ed è una cosa vera.
.
COMMENTO: questo libro è molto bello perché oltre a raccontare un bellissima avventura e storia d’amore spiega le difficoltà che si possono incontrare ogni giorno.
.
VOTO: 9+
.
Autrice: L.A.
.
.
TITOLO: In vacanza con i nonni (2005)
.
AUTORE: Angelo Petrosino (nato a il 3 febbraio 1949 a Castellaneta. Insegna in una scuola elementare da anni. Vive a Chiasso. Pubblicò il primo libro per ragazzi nel 1989, la febbre del karate. Dal 1995 scrive con il personaggio guida Valentina, molto conosciuto e stimato dai ragazzi)
.
GENERE: Narrativa per ragazzi
.
TRAMA: E’ arrivata la primavera e le vacanze di Pasqua per Valentina quest’ anno saranno veramente speciali. Lei e suo fratello Luca passeranno una settimana dai nonni materni, che vivono in collina. Valentina non vede l’ora di esplorare i boschi vicino a casa, giocare Luca con cross, il simpaticissimo cane dei vicini. Lei e suo fratello passeranno delle giornate fantastiche in compagnia di nuovi e simpatici amici. Ma la cosa più emozionante, di sicuro, saranno le storie e le avventure che le racconterà il nonno, che parlano di curiosi episodi della sua gioventù: che cosa avrà in serbo questa settimana per la sua adorata nipotina?
.
PERSONAGGIO: Valentina è una ragazza dolce e simpatica che fa la quinta elementare. Ha i capelli biondi ed i suoi migliori amici si chiamano Tazio e Ottilia. Le piace molto scrivere e adora viaggiare e fare nove esperienza. Guarda la vita con felicità e serenità ed è sempre molto allegra. Vive sempre delle nuove e emozionati avventure che ci racconta nei suoi fantastici libri. Valentina mi piace molto perché è un personaggio simpatico e secondo me, bisogna ammirarla perché è sempre allegra.
.
FRASE PIU’ BELLA: "Finalmente ci siamo lasciati l’inverno alle spalle ed è arrivata la primavera. –Valentina, com’è bella la vita- esclamò Ottilia prendendomi sotto braccio. Eravamo in collina e guardavamo Torino che si estendeva ai nostri piedi e i monti che svettavano maestosi in lontananza."
.
COMMENTO: Il libro mi è piaciuto abbastanza, perché le storie raccontate sono belle e il libro è scritto bene però in alcuni punti è un po’ noioso.
.
VOTO: 7
.
Autrice: G.C.
.
.
TITOLO: Pollo alle prugne
anno edizione 2005 Sperling & Kupfer Editori S.p.A.
.
AUTORE: Marjane Satrapi. Nata il 22 novembre 1969 è un'autrice di fumetti e illustratrice iraniana. Passa l'infanzia a Tehran. Vive a Vienna gli anni dell'adolescenza. Attualmente vive e lavora a Parigi.
.
GENERE: Graphic novel (romanzo a fumetti)
.
TRAMA: Questo libro racconta la storia di un musicista iraniano negli anni '50.Pollo alle prugne racconta la vita triste di un musicista. Questo libro pur essendo semplice da leggere non mi ha fatto capire bene diversi punti di vista della vita di questo personaggio,e non mi ha fatto neanche capire lo scopo di questo libro,infatti sono riuscita ad arrivare solo a metà libro. Comunque sono riuscita a capire che il protagonista in passato ha avuto una storia difficile con la donna che amava,ma se non mi sbaglio a quanto ho capito voleva voltare pagina ma non ci riesce perchè poi incontra una donna che era tale uguale a quella donna.
.
PERSONAGGIO: Il personaggio del libro che mi ha colpito è proprio il protagonista, il musicista di tar.Mi ha colpito perchè nonostante le difficoltà passate in amore,si mostrava duro davanti a tutti e non mostrava la sofferenza che provava.Questo musicista naturalmente si vestiva sempre elegante,con cappotti lunghi, e mostrava dei sapienti baffi e un cappello maestoso.
.
LA FRASE CHE MI HA COLPITO: non mi ha colpito nessuna frase in particolare,perchè la struttura del libro è molto giovanile e poi è un libro a fumetti.
.
COMMENTO: Questo libro non è brutto, però pur essendo facile da leggere e pur essendo molto giovanile,non ho capito molti passaggi di questo romanzo.
.
VOTO: 6 1/2
.
Autrice: E.S.

GEOGRAFIA: i Sami (o Lapponi), popolo nomade della Scandinavia


I Sami (sámit o sápmelaš in lingua autoctona) sono una popolazione indigena di circa 75.000 persone stanziata nella parte settentrionale della Scandinavia tra la penisola di Kola (Russia) e la Norvegia centrale includendo anche le regioni più settentrionali della Finlandia e Svezia.
I Sami hanno la loro storia, lingua, cultura, attività professionali, modo di vivere e identità. Si dividono tra quattro stati: Norvegia (40.000 sami), Svezia (20.000), Finlandia (7.000) e Russia (2.000).
Generalmente sono conosciuti in italiano come Lapponi, sebbene oggi il termine sia improprio, dal momento che tale aggettivo identifica tutti gli abitanti della Lapponia, includendo ad esempio i finlandesi, nella cui nazione la regione rappresenta una provincia amministrativa. L'etimologia stessa della parola lappone è ancora incerta (lapp significa "toppa" in svedese, lape significa "periferia" in finlandese).
Le prime notizie attendibili su questo popolo risalgono al 1555 quando lo svedese Olaus Magnus pubblicò a Roma la "Historia de gentibus septentrionalibus". Prima di allora vi sono solo descrizioni fantastiche da parte di autori medioevali che popolano la Lapponia di amazzoni che rimangono incinte da sole bevendo acqua, uomini verdi, cannibali ed altre favole.
Negli antichi documenti ufficiali locali gli antenati dei sami vennero chiamati "lapponi". Un "lappone" significava in Finlandia una persona che praticava le cosiddette "professioni lapponi" cioè l'allevamento di renne, la pesca e la caccia.
.
ABITAZIONI
Un tempo i sami erano principalmente allevatori di renne, pescatori e cacciatori nomadi, abitavano in capanne coniche trasportabili chiamate kota, o in tende chiamate lavvu. Le capanne di zolle sono frequenti negli accampamenti primaverili e autunnali, e sono costruite sullo stesso schema delle tende ad archi meridiani, ma vengono coperte di terra anziché di teli e di pelli. Nei terreni boscosi i pali possono essere facilmente tagliati sul posto e non devono essere trasportati; le intelaiature sono in questi casi coperte da scorza di betulla. I Lapponi costruiscono i loro accampamenti dove possono fornirsi di acqua potabile e di combustibile. Per facilitare gli spostamenti, essi portano con sé poche cose. Non esistono mobili, a parte la cassa da viaggio e la culla sospesa al soffitto.
.
LINGUA
Le lingue sami appartengono al gruppo linguistico ugro-finnico. La loro letteratura era una volta esclusivamente orale, sebbene oggigiorno molte poesie e canti (lo joik) siano tradotti e pubblicati soprattutto nelle tre lingue sami principali (sami settentrionale, sami di Inari e sami skolt).
Sebbene la popolazione Sami non sia costituita in uno stato indipendente, al fine di rafforzarne l'identità nazionale e di preservarne gli aspetti culturali e tradizionali, il popolo Sami possiede un proprio organo rappresentativo, il parlamento Sami, una propria capitale, Karasjok, ed una propria bandiera.
.
CARATTERISTICHE SOMATICHE E ETNICHE. USANZE E RELIGIONE
I Sami vengono considerati una etnia artica, con caratteri propri, dato che risulta problematico inserirli fra le popolazioni asiatiche, sia per la mancanza di caratteri mongoloidi quali gli occhi a mandorla, sia per l'alta incidenza di occhi e capelli chiari. I Sami sono tra gli abitanti europei più bassi (in media solo 157 cm).
La loro abitazione tradizionale era costituita o da una tenda portatile, costruita con pelle di renna, oppure da una capanna fissa. Il loro mezzo di trasporto tradizionale era la slitta trainata dalle renne, anche se hanno utilizzato sin dall'antichità gli sci, dei quali è stato rintracciato un esemplare datato al 1500 avanti Cristo.[2]
Vivono in un ambiente particolarmente inospitale, a causa sia delle temperature rigide, sia per l'assenza totale di luce solare durante la stagione invernale, per un periodo che varia da uno a due mesi.
Le renne rappresentavano, tradizionalmente, l'unica risorsa dei Sami, visto che da essa ricavavano le pelli per gli abiti e per le dimore, la carne, le bevande, le ossa e le corna per realizzare strumenti e utensili.
Tradizionalmente, i Sami trascorrevano l'inverno nelle terre in pianura, prima di trasferirsi, nel mesi più caldi, su fino ai pascoli montani, lontani dalle zanzare e dal caldo.
.
La loro religione tradizionale era quella sciamanica. Nell'arte della previsione del tempo i Sami hanno inventato dei riti complicati. Per predire l'avvenire lo sciamano ( detto naid o noide) utilizzava un tamburo magico di forma ovale, diviso in 3 o più settori, a rappresentare gli spiriti del cielo, la terra e l'uomo, raffigurati da molti simboli. Lo sciamano poneva sopra il tamburo una bacchetta magica o degli anelli di rame. Poi cantava battendo il tamburo ed entrava in estasi. Frattanto l'indicatore( bacchette o anelli) si disponeva in un certo modo sopra i simboli del tamburo, e ciò permetteva al mago di prevedere il futuro. La divinità principale sembrava essere stata il Dio del tuono. Tra le altre divinità importanti era la Madre- Terra ( Madar-Ahkkn), che proteggeva le nascite e aveva grandi poteri guaritori. Credevano che, al momento della morte, l'anima e il corpo si separassero definitivamente; spesso veniva abbandonata la capanna dove era morto qualcuno. Come presso molti popoli nordici, l'orso era uno dei più importanti animali rituali, e molti tabù e credenze lo riguardavano. Molti riti propiziatori si riferivano agli animali: quando uno di loro veniva ucciso, un pezzo di carne di ogni parte del corpo veniva inserito in una specie di tomba, per essere seppellito, nella convinzione che la divinità, ingraziata dal sacrificio, facesse rivivere l'animale in un altro mondo.[4] I Sami credevano nel potere magico dei sogni, interpretandolo come una via di comunicazione con il mondo dei morti.
.
ISTITUZIONI
Oggi esistono vari "parlamenti sami", fondati in Finlandia nel 1973, in Norvegia nel 1989 e in Svezia nel 1993 che difendono i loro interessi e preservano la loro autonomia culturale.
Attualmente i Sami non sono più completamente nomadi, bensì vivono in piccoli paesi, tra i quali Kautokeino, considerata la capitale culturale dei Sami, dal momento che il 90% dei suoi abitanti parla la lingua sami. Anche Karasjok è un importante centro formato da circa 3000 abitanti, sede del parlamento sami norvegese e di altre istituzioni quali, la radio NRK Sami Radio, il museo Sami Collections, i centri culturali Art Centre e Sami Specialist Library.

sabato 28 marzo 2009

il diario della 2° C

Settimana dal 16 al 20 Marzo

Lunedì: giorno speciale: SCURA (R.C.) SI TAGLIA I CAPELLI
A D.C. cade un dente e lo fa cadere per terra, il prof. Galati se ne accorge e propone di farci una collana. Idea accettata dalla maggior parte della classe.

Martedì: Durante la spiegazione del brano di antologia, G.V. sbaglia e invece di dire che sparano alle civette esclama:”Sparavano ai grilli”. G. ti avevo sentito dire e fare di tutto ma questo mi devi insegnare a farlo.

Mercoledì: Un giorno normalissimo, uno dei pochi che c’è nella nostra classe.

Giovedì: peggio del giorno prima, giornata noiosissima.

Venerdì:Il fatto della settimana è accaduto venerdì: durante il tema il prof Galati coglie l’occasione per rubare il diario a D.C. che dopo aver ripetuto” No prof c’è scritto un segreto” allora il prof apre la pagina e legge I LOVE MY HORSE! Una risata che non finiva più.

Biografi: S.B & A.B

Settimana dal 23 al 27 marzo

Lunedì: GIORNATA PAUROSA! Tutti gli alunni della 2°C erano preoccupati per la verifica di artistica .Durante la lezione di scienze molti ragazzi ripassavano le parti della chiesa.
Arriva la verifica,molto difficile.

Martedì: Una normalissima giornata di lavoro a parte che per A.B. e F.B.che dovevano recuperare la verifica di geografia .Poi alla 5° ora è arrivata la prof Z. con L.L accusando N.C. di cose strane .Ma tutta la classe lo ha difeso.


Mercoledì: Oggi siamo andati in gita a Soncino a visitare la rocca sforzesca e la stamperia della famiglia Spira poi chiamata famiglia Soncino.
Ci siamo proprio divertiti anche se al ritorno abbiamo dovuto sorbirci 3 ore di pullman.

Giovedì: Purtroppo oggi non è successo nulla di interessante.

Venerdì: oggi abbiamo avuto 2 verifiche di fila la prima di inglese,che era molto facile e poi la verifica di storia che era più difficile.



Biografi:
C.R.&B.F.

giovedì 26 marzo 2009

CURIOSITA' STORICHE: Quando e come è nato il croissant?




Mezzaluna islamica nell'attuale bandiera turca e croissant
Il croissant è una brioche a forma di cornetto fatta di morbida sfoglia croccante, farcita di marmellata, crema o quant’altro la fantasia dei panettieri-pasticcieri suggerisca. “Croissant” è parola francese che vuol dire “crescente”. Participio presente del verbo “crescere”. Il riferimento non è alla pasta lievitata, ma ad un pericolo evitato. Un pericolo che per lunghi secoli fu in crescita esponenziale, e tenne col fiato sospeso le popolazioni occidentali, costiere e non. Sintetizzato, nel meridione d’Italia, dal grido: “Mamma li turchi!” Per molti secoli l’impero turco ha allungato le sue "otto mani" sui paesi dell’Europa. Le scorribande sulle coste italiane erano all’ordine del giorno, e soprattutto della notte: fanno fede del rischio-infedeli le numerose torri di avvistamento che ancor oggi punteggiano le coste del nostro paese. Attraverso i Balcani i turchi si spinsero anche verso nord. Ed è a questo punto che la loro storia si incrocia con quella del croissant. L’assedio di Vienna del 1683 non fu il primo che gli ottomani posero alla capitale asburgica. Ci avevano già provato nel 1529 (con Solimano il Magnifico), con esito negativo. Se, per la sua limitata durata (solo due mesi) l’assedio del 1683 non può essere ritenuto il padre di tutti gli assedi, certamente andrebbe considerato il padre putativo di due prodotti che oggi appartengono stabilmente alla nostra cultura: il caffè, e – eccolo qui - il croissant.
Quando tutto è iniziato si trovavano invece su due fronti contrapposti: il caffè stava con gli assalitori (i turchi), il croissant con gli assediati (gli austriaci). Costretti a darsi precipitosamente alla fuga per l’arrivo, a difesa di Vienna, del re polacco Giovanni Sobieski, i Turchi lasciarono nei loro accampamenti alcuni sacchi di caffè crudo, cioè non tostato. Aveva uno strano colore verdastro, e i viennesi lo scambiarono sulle prime per cibo per cammelli. Nel dubbio, stavano già per buttare il tutto nel Danubio – dei turchi non si fidavano, ovviamente – quando un certo Kolschirzky, un polacco residente a Vienna, si accorse che si trattava di caffè. Chiese allora il permesso di aprire un caffè (inteso come locale), e da qui cominciò la fortuna dei caffè viennesi.
Il croissant non era invece turco, ma sarebbe nato grazie ai Turchi. E ai loro tentativi di penetrare nella città attraverso gallerie scavate nottetempo, metro dopo metro. A sventare l’attacco proveniente dal sottosuolo erano stati, all’inizio dell’assedio, i fornai viennesi, che lavorando di notte, come tutti i panettieri del mondo, ad impastare pane e brioches, avevano sentito dei rumori sospetti, e avevano dato l’allarme.
Per ringraziare queste novelle oche del Campidoglio, Re Giovanni di Polonia, dopo aver costretto i nemici alla fuga, chiese ai fornai di creare un dolce che rimanesse a futura memoria della vittoria della cristianità. Fu così che un panettiere viennese di nome Vendler creò una brioche a cui diede la forma di una mezzaluna: quella mezzaluna presente sui vessilli dei turchi. Della serie: “turco, m’hai provocato, e io me te magno”. E proprio questo significa la parola “croissant”: (mezzaluna) crescente. Un nome provocatorio, ed ironico, perché dopo la batosta ricevuta, la mezzaluna turca cominciava a diventare calante. Ma il croissant era troppo buono per rimanere confinato a Vienna. Presto passò in Francia, e a portarcelo fu una sua grande – ed illustre – estimatrice: la viennese Maria Antonietta d’Austria, figlia dell’imperatrice Maria Teresa, che sposando Luigi XVI sarebbe diventata nel 1774 regina di Francia. Maria Antonietta.